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Un facile sentiero (anche se con un notevole dislivello) consente in 30 minuti di raggiungere la grotta della risorgenza del fiume Bussento dal centro di Morigerati. Si passeggia lungo il torrente Bussentino in un ambiente parzialmente ombreggiato, sempre più fresco man mano si scende. Alla grotta si accede con una agevole scala illuminata dalla luce del sole. E’ possibile addentrarsi nella grotta per alcune decine di metri solo con scarpe adeguate e torcia (non c’è illuminazione artificiale). Le torce vengono fornite dal centro visite.

Dopo la visita alla grotta si può tornare verso il mulino e proseguire in direzione Sicilì per poi

b) proseguire verso il sentiero 901 che sale alla località Madonna dei Martiri e poi alla Grotta/Santuario di San Michele fino al centro di Caselle in Pittari.

Le scolaresche possono usufruire, per incontri, riunioni, attività, dei locali del Museo Etnografico di Morigerati e dei locali della ex scuola elementare, nel centro storico (su prenotazione).

Le origini di Morigerati si perdono nella notte dei tempi. Il primo nucleo dell’abitato potrebbe essere riconducibile ad un villaggio fondato dalla popolazione italica dei Morgeti, poi diventato una piccola colonia romana come testimoniano i ruderi in località “romanuru”.

L’origine dell’attuale del borgo si fa risalire ad un insediamento di monaci basiliani provenienti dalla Grecia e arrivati nel sud della penisola italiana in seguito alle persecuzioni iconoclaste (nel 730 l’imperatore bizantino Leone III ordinò in tutte le province dell’Impero di Oriente di distruggere le immagini di Cristo e dei santi come reazione all’eccessivo culto di icone e reliquie). I monaci basiliani si ribellarono al divieto e per sfuggire alle persecuzioni lasciarono la Grecia per rifugiarsi nell’Italia meridionale, privilegiando luoghi appartati, più sicuri e adatti alla contemplazione. I numerosi toponomi grecofoni, la venerazione dell’icona San Demetrio tutt’ora custodita nella chiesa di Morigerati, la celebrazione del rito ortodosso attestato almeno fino al 1697 e persino la gastronomia (le zeppole scaurate, dall’impasto cotto, fritto e poi cosparso di miele) rimandano ad un mondo greco orientale.

Saranno i normanni a togliere queste terre ai basiliani, poi gli angioini le concessero in feudo ai potenti Sanseverino. Successivamente, per vicende matrimoniali, passarono a Matteo Comite di Salerno per poi essere vendute ai Di Stefano che nel XV secolo fecero costruire il palazzo baronale dove tutt’ora vive una discendente della famiglia.

L’isolamento dalle grandi vie di comunicazione e la conseguente marginalità della zona ha provocato, dalla fine dell’800, una forte emigrazione verso le Americhe, in particolare verso il Brasile (a Belo Horizonte c’è la più grossa comunità di morigeratesi) proseguita per gran parte del ‘900 verso l’Europa e le grandi città italiane.

Oggi Morigerati si raggiunge facilmente su strade veloci. Come per vaste aree interne del Cilento, l’isolamente ha giocato a favore della conservazione sia della natura che di un mondo ricchissimo dei valori rurali del passato, al quale tutti oggi guardiamo con sempre maggiore interesse. La vita quotidiana di queste vallate è documentata nel museo Etnografico di Morigerati.

MUSEO ETNOGRAFICO DI MORIGERATI

Il museo etnografico di Morigerati espone oggetti e documenti della cultura materiale del territorio della Valle del Bussento raccolti a partire dagli anni Sessanta dalle sorelle Clorinda e Modestina Florenzano, le eredi del palazzo Baronale (dove ancora abita la signora Clorinda), che intuirono l’importanza della memoria in un periodo di cambiamento epocale per queste terre.

Grazie a loro migliaia di oggetti di uso comune di cui tutti si volevano liberare in nome della modernità furono salvati e conservati. Oggi il museo è diretto dall’antropologo Luciano Blasco.

Con circa 3.000 oggetti, centinaia di fotografie, registrazioni sonore di narrazioni biografiche, filmati di attività artigiane e feste locali, il museo etnografico di Morigerati invita ad un salto in un passato millenario, che per alcuni anziani del paese è ancora memoria viva.

Cereria. Di sicuro interesse sono gli utensili e gli stampi con cui sono prodotti, fino agli anni ’40 del ‘900, candele ed ex voto a forma di parti anatomiche in cera che venivano portati nei santuari. Questa sezione è il fiore all’occhiello del museo poiché raramente documentata in altre collezioni italiane.

Attrezzi agricoli. Nella sala dell’agricoltura sono esposti gli utensili ed i manufatti legati alla coltivazione, conservazione, trasporto e consumo delle colture locali: cereali, ulivo, vite, fichi e ortaggi. La semplicità degli strumenti narra di un’economia legata alla sussistenza e allo sfruttamento non estensivo del territorio. Tranne, infatti, poche porzioni di terreno pianeggiante presenti nel fondo valle, l’agricoltura era praticata soprattutto su aree collinari terrazzate con la costruzione di muretti a secco in pietra che hanno plasmato il paesaggio.

Il lavoro degli artigiani. A Morigerati erano presenti, anche in virtù della sua posizione isolata, tutti gli artigiani che provvedevano a realizzare utensili da lavoro e manufatti per la casa.

Tessuti. In mostra un vasto campionario della produzione tessile locale, in lino, canapa e in fibra di ginestra e gli attrezzi per filare e tessere. II procedimento era lungo e laborioso: dopo la macerazione delle piante si procedeva con il mangano per eliminare le parti legnose. La fibra così ottenuta era ancora grezza e grossolana, localmente definita “tramicella o tramicedda”, ed era usata per confezionare sacchi e teli. Lavorata ai cardi con chiodi sottili e fitti la fibra diveniva morbida (localmente denominata “stoppa” e “curina”) fino a realizzarne matasse e gomitoli con l’arcolaio. La lavorazione conclusiva era realizzata a telaio. Fino agli anni ’50 in questa zona si produceva e lavorava anche la seta che serviva per abiti ed accessori da cerimonia.

VAI AL SITO DEL DEL MUSEO ETNOGRAFICO DI MORIGERATI

Il museo si trova a Morigerati in via Granatelli, tel. 0974.982313

D’estate è aperto tutti i giorni (meglio prenotare).

Il Golfo di Policastro (Maraea Sapri, Villammare, Policastro Bussentino, Scario fino a punta Infreschi) e poi Marina di Camerota e Capo Palinuro: uno dei tratti di costa più spettacolari d’Italia

Il monte Bulgheria: si sale da San Giovanni a Piero (visitate il cenobio brasiliano) e Bosco (visitate la casa e il museo del pittore Ortega)

Il monte Cervati: il massiccio più alto della Campania, una delle rare aree di wilderness con lupi, cervi, lepre italica, gatto selvatico, e altri spettacolari fenomeni carsici (inghiottitoio di Vallivona).
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