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Cerca un cinemaNella Norvegia a tutta sostenibilità, uno scienziato trova la soluzione per risolvere il problema della sovrappopolazione: rimpicciolire gli esseri umani. Una volta miniaturizzata, l’umanità tornerà ad essere sostenibile per il pianeta. Ma diversamente dalla prima colonia norvegese, trentasei persone che hanno deciso di ridimensionarsi per il bene del mondo, chi sceglie di sottoporsi al trattamento sogna soltanto in grande dentro spazi più piccoli. Paul Safranek, uomo ordinario dal destino ordinario, decide per il benessere e una vita migliore con la consorte in una delle ricche small town che sorgono rapidamente negli States. Convertiti i debiti in ricchezza e il suo metro e ottanta in dodici centimetri, Paul infila il suo piccolo grande destino.

Non è che Payne non veda la meschinità della natura umana, è che Payne vede altro e altrimenti. Avventura ecosostenibile in mobilità alternativa, Downsizing riconferma la poetica dell’autore, improntata a un neo umanesimo che privilegia personaggi definiti da una medietà rassicurante e malinconica. Interessato sovente alle persone vere e alle storie comuni, alle nevrosi e alle tragedie personali, a questo giro Payne impatta il piccolo mondo dell’uomo col vasto mondo della natura.

Al centro del film, che rimprovera agli Stati Uniti lo sguardo ombelicale e la mancanza di lungimiranza e di programmazione ambientale, si allunga il cammino virtuoso di Matt Damon, battuto da dilemmi esistenziali: andare verso il futuro o restare dentro il presente? Partecipare a una suggestione o esporsi alla vita reale? Un antieroe che prova a riprendersi il controllo di avvenimenti che lo trascendono. Nondimeno, come il padre di George Clooney (Paradiso amaro), l’everyman di Matt Damon chiuderà per sempre con la verità ritrovando in fondo al film una quieta ma appassionata ponderatezza.

Paul Safranek è un uomo come gli altri, semplicemente mortale. Un piccolo mortale di cui Payne osserva minuzioso la condizione riuscendo a farci credere alla sua banalità. Seguiamo le tribolazioni dolci amare di questo personaggio comico, ma l’ironia nei film di Payne è sempre una forma di pudore, dentro una storia che non approccia mai la dimensione tragica contenuta nella premessa (la fine prossima del mondo). La dominante della storia resta comica e in presenza di personaggi spassosi dal grande cuore (Christoph Waltz, Terence Stamp, Hong Chau), figure minuscole inscritte in un paesaggio geografico incontaminato, alimentato da fonti rinnovabili e che non si vuole accontentare.

Colosso massivo, vagamente ridicolo, Matt Damon incarna il boy next door e la prossimità che autorizza l’empatia. Il sentimento di invisibilità e l’anonimato che lo distinguono da sempre dai colleghi della sua generazione (Leonardo DiCaprio o Brad Pitt),
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lo rendono perfetto per il ruolo: un uomo di sei pollici consacrato all’invenzione della sua vita dedicata e piccina. E questa volta Matt Damon se la salva da solo la vita e la salva all’America, o almeno a quella parte del Paese che crede ancora alla ‘buona condotta’ in faccia alle avversità. Afflitto dal complesso dell’americano medio, Matt Damon lo converte in punto di forza entrando ‘senza scarpe’ in un film che afferma l’impellenza del vivere (subito) e del fare (presto) la cosa giusta. Dopo la prima mezz ho capito di essermi sbagliato di grosso: la storia si dipana stancamente, priva di ritmo, con faticosa pesantezza e assumendo via via i connotati [.]

Vai alla recensioneCome ne “I Viaggi di Gulliver ” dello scrittore Jonathan Swift, in “Downsizing Vivere alla Grande” , viene raccontata una storia dove i protagonisti si sono rimpiccioliti nelle proprie dimensioni al fine di salvare la Terra dall sovrappopolata e consumata per ci che concerne le sue energie. In realt questo nobile scopo stato perseguito [.]

Vai alla recensioneFilm di intrattenimento di Alexander Payne con velleità ambientaliste ed intenzioni vagamente moraleggianti. Ottimi gli effetti speciali, ma trama sfilacciata e diluita in un tempo esagerato (2 ore e 20 di pellicola, troppo lungo). Vero e godibile, soltanto a tratti. Ben rappresentato lo stato d’animo dei giovani coniugi Paul e Audrey Safranek, combattuti tra sentimenti contrastanti di desiderio e [.]

Vai alla recensioneFavola moderna ambientalista un po lunga in verit con uno sguardo preoccupato sul procedere del mondo irrispettoso della natura, delle sue leggi, delle sue esigenze e che prende spunto da una grande certificazione corrispondente ad una opinionbe del regista condivisibile, almeno per quel che mi riguarda: i problemi del mondo di oggi nascono soprattutto dal soprapopola [.]

Vai alla recensioneIl regista qualche buona idea, ma non riesce ad imprimere al film il ritmo necessario e vuole dire troppo cos inizia discorsi che non sviluppa o si limita ad enunciare senza dedicargli poi spazio (il diritto al voto, la crisi economica creata dalla riduzione dei consumi solo per fare degli esempi). Il film poteva proporre interrogativi e divertire, ma fin dall annoia con [.]

Vai alla recensioneUn film assurdo e incomprensibile. Dagli Stati Uniti ai fiordi della Norvegia fino ad arrivare in una sorta di rifugio antiatomico! Mah. Payne ha perso la testa dimenticandosi anche che i protagonisti sono ormai downsizing. Attori da brivido con un Cristoph Waltz diventato ormai una macchietta e doppiato in modo vergognoso. La vietnamita contestatrice poi.

Downsizing è solamente l’ultimo esempio, quello più fondato dal punto di vista del dibattito scientifico ed ecologico, di una sotto genere del fantastico assolutamente godibile. La principale occorrenza letteraria è ovviamente fornita dai Lillipuziani immaginati nel ‘700 da Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver. Per il XX secolo è principalmente affare del cinema, anche se spesso alleato dell’editoria fantascientifica.

Per esempio, nel troppo spesso dimenticato Radiazioni BX distruzione uomo (tratto da Richard Matheson) la nube radioattiva che fa restringere ogni giorno di più il corpo del protagonista valeva anche come avvertimento (nemmeno troppo allegorico) del pericolo atomico nell’America degli anni Cinquanta. L’uomo, sempre più microscopico, si trova infine a dover combattere contro nemici imprevisti, dal gatto di casa agli insetti, finendo in una dimensione talmente impalpabile da renderlo indistinguibile dal nulla. Una intuizione filosofica di cui si sono ricordati gli sceneggiatori di Ant Man, che ha sfruttato la reversibilità del rapporto tra piccolo e grande fino alle più spettacolari conseguenze.
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