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Bruno Ceretto pensa al vino pi noto della sua azienda come se fosse acqua santa. L prossimo saranno trent dall della prima bottiglia di uno dei vini bianchi pi famosi d Cento per cento Arneis, 600 mila bottiglie che cresceranno ancora, grazie alla messa in produzione di altri vigneti. L un milione di bottiglie.

Vado all con il signor Bruno con l di farmi spiegare “la fenomenologia del Blang Per capire come si fa a creare un vino che sia al contempo best seller e long seller. Mi aspetta puntualissimo alla Piola, la versione pret del ristorante tristellato Piazza Duomo, entrambi ad Alba. La bottiglia di bianco gi nel ghiaccio. E lui ha le spalle larghe dei “grandi vecchi di Langa”. Se vuoi capirci qualcosa di questo pezzo di Piemonte tutto vitato, devi passare attraverso personaggi cos Gli faccio i complimenti per il panorama mozzafiato che si gode dalla tenuta Monsordo Bernardina e mi parte con il primo aneddoto: “anni fa venne a trovarci Michail Gorbaciov in occasione di una premio. L presidente sovietico mi disse che lo stato italiano avrebbe dovuto pretendere da me un supplemento di tasse per la vista di cui godevo ogni giorno”

“Agli inizi degli anni io e mio fratello Marcello volevamo fare un bianco. Giravo gi tanto all e mi colp il successo dei bianchi friulani. Perch il Piemonte non poteva fare altrettanto? Escludemmo da subito il Gavi, un vino da noi considerato pi ligure. Cominciammo a pensare all del Roero, un che fino al Dopoguerra veniva vinificata come il Moscato per le feste natalizie. Partimmo con i primi sette ettari a Vezza d Pi che un acquisizione, stata un Il vigneto era frazionato tra sessanta proprietari. Affidai gli atti di acquisto alle tre P: il parroco, il postino e il professore, le persone di cui ci si fidava di pi in paese. Oggi possediamo 80 ettari di Arneis, in tutto il Roero ce ne sono 600”.

E del nome che mi dice?

“E un francesismo. A fine queste terre conobbero l delle truppe francesi con l di Cherasco. C tanti panettieri transalpini e blang non altro che la pronuncia dialettale di “boulanger”,
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la vigna del panettiere. Mi piacque subito. A chi mi chiede se un vino francese dico che il Piemonte pi in sintonia con Parigi che con Roma”.

E corretto dire che questo un vino studiato a tavolino?

“Lo se non si ha paura di seguire le logiche del mercato. Volevamo un vino che piacesse ai giovani e alle donne, fresco e profumato, ma che venisse da un posto di eccellenza viticola. Se ne occup l Donato Lanati che per l invent la criomacerazione. Questo ci permise di usare per la prima volta una bottiglia trasparente e di lasciare un leggero “mosso” nel vino, non solo per renderlo pi piacevole, ma anche perch l carbonica consentiva una migliore conservazione. Per l pensammo a Silvio Coppola, presidente mondiale dei designer e in forza all sua, l del lettering dorato che dialogava con il colore del vino. Mi creda, aprire oggi bottiglie dell davvero divertente”.

Sull la dicitura Langhe Arneis e non Roero Arneis, eppure da un anno esiste un consorzio dedicato al quel territorio.

“Ma le pare che dopo cinquanta anni di viaggi e di confronto con il mercato penalizzo la parola “Langhe” per dare risalto a quella “Roero”? Abbiamo un nome che parla da solo. Non ha senso sempre ricominciare di nuovo. Io vado dietro al mercato e il mercato conosce il nome Langhe. Se avessero voluto, i roerini produttori di Arneis avrebbero potuto sfruttare meglio la popolarit del Blang ma non l fatto. Fosse per me esisterebbe un solo grande consorzio che includa anche Asti e Moscato”.

Ma una creazione del genere sarebbe possibile oggi?

“La vedo difficile. Il successo dovuto al buon equilibrio tra qualit e prezzo. Giochiamocela sui numeri si disse gi allora ma valorizzando anche un territorio. Arrivare a un milione di bottiglie con uve di propriet lo fanno poche aziende al mondo e significa anche dare lavoro a cinquanta persone solo con quell Rimane comunque il pi caro degli Arneis, (9,20 euro pi IVA franco cantina) un centesimo in meno di quello di Bruno Giacosa e sa perch Perch volevo dimostrare che chi ha le uve e pi umile di chi le compra”.

E cosa sarebbe Ceretto senza il Blang

“Saremmo stati una piccola cantina da grandi vini rossi. Tutto quello che abbiamo fatto,
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dalla cantina, al ristorante, all contemporanea, tutto pagato dal Blang La vigna di Cannubi. Enrico Crippa (lo chef tre stelle Michelin del Piazza Duomo ndr) lavora con serenit grazie all Anche lei ospite di questo vino. Il Blang ha offuscato i nostri rossi, ma io e mio fratello non avevamo tempo di seguire Barolo e Barbaresco. Ora tocca alla nuova generazione. Tra due anni usciremo con la certificazione biologica su tutti i vini, mentre per volere di mio nipote Alessandro i 19 ettari di Barolo e Barbaresco sono condotti secondo i principi della biodinamica. Cos come i tre ettari di orto a disposizione del ristorante. Mio nipote un estremista e io adoro gli estremisti, non ho nulla da obiettare su quello che fa. Io mi occupo di mercati. Poi c Internet, non so usare la Rete e me ne vergogno, ma sono certo che aiuter l della produzione nel vino e nel cibo”.

E lei che progetti ha?

“Mi diverte occuparmi di cibo e ristorazione. Il prossimo posto sar a Barolo, dove manca una trattoria all Al pian terreno un carretto che vende gelati con solo due gusti, nocciola e torrone, un angolo per i formaggi,
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un altro con tutti i Barolo prodotti da chi ha la vigna, una altro ancora con Barolo chinato e cioccolato e al primo piano il ristorante. Penso anche a un posto per famiglie, 500 posti, nel Roero, a Castellinaldo. Qui una volta c un laghetto che vogliamo ripristinare. Un ristorante tutto vetrate, dove si pesca e si mangia quello che si pescato. A luglio il ristorante Piazza Duomo si arricchisce dell e a me viene in mente di chiedere al signor Ceretto che idea ha del suo altrettanto dinamico concittadino Oscar Farinetti.

“Uomo intelligente e gli voglio pure bene. Sono stato uno dei primi ad essere contattato da Oscar per entrare in Eataly. Una cosa simile mi era gi stata proposta nel 1978, quando Dino De Laurentiis voleva aprire cinquanta negozi Peck in America. Ci vedemmo a Cinecitt con altri potenziali investitori e c anche Luigi Veronelli che dava una mano all Quando tocc a me, dissi che sarebbe stato impossibile trovare migliaia di competenze di altissimo livello. Gi Peck all aveva problemi a trovare dei bravi banconisti a Milano. I De Laurentiis si limitarono ad aprire una pizzeria a New York che ha poi chiuso. Farinetti andato ben oltre. Quando mi chiese 12 milioni di euro per entrare in societ con il 20 per cento volli sapere quanto avrei contato: “Niente” mi rispose. Io ho una filosofia diversa, sono un perfezionista, un ricercatore della qualit estrema nelle cose che faccio. Lui ha costruito un impero, io ho lavorato sei anni per ottenere tre stelle Michelin, ma se penso a mio nonno che faceva il mezzadro,
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mi sento Rockfeller. Il successo si costruisce con persone di cui ti fidi e che sposano i tuoi progetti. Come ho fatto con Crippa che ha il 49 per cento della gestione del ristorante. Le persone non amo comprarle, le faccio partecipi. La tessera di partito non ce l ma il vero socialista sono io”.