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Devo dire in tutta franchezza che le notizia autobiografiche su Rufus King sono veramente poche: oltre che quelle desunte dal sottoscritto, le poche altre utilizzate per il mio saggio le ho ricavate da un racconto fornitomi da Luca. Il fatto che vi sia una tale esiguità di notizie a suo riguardo mi ha finanche fatto pensare che Rufus King fosse uno pseudonimo che celasse altra identità.

Il nome Rufus è diffuso in America ma non tanto come altri più noti: nella sua accezione originaria faceva riferimento al colore rosso dei capelli. E guarda caso l foto che io abbia potuto vedere di Rufus King, lo mostra biondo, ma di un biondo che direi rosso fulvo (è in bianco nero ma la tonalità mi ha fatto pensare a ciò). Di Rufus King famosi non ce ne sono molti: oltre lui, vi è uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d delegato del Massachusetts, vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento; e il suo figlio maggiore, politico, editore, vissuto nell che combattè col grado di Generale Brigadiere nella Guerra di Secessione Americana. Tuttavia se ho pensato che fosse uno pseudonimo è perchè ho legato il tutto al fatto che lui fosse uno di quegli scrittori americani molto legati alla tradizione giallistica britannica, e che nel passato fosse vissuto molti secoli fa l alla corona inglese di Guglielmo il Conquistatore, che si chiamò William II. Questi per via del colore rosso dei capelli passò alla storia con l di Rufus King. Una coincidenza?

Sono contento che Piero, con cui mi complimento per l’acutezza e l’affetto con cui ha condotto il suo piccolo saggio, abbia appuntato le sue attenzioni su un autore come Rufus King, che è un nome importante nella storia del giallo e che non merita l’oblio nel quale è caduto. Non è più ristampato né in America né in Inghilterra (e temo neppure in Francia). E’ probabile che le ristampe che abbiamo fatto nel Classico del Giallo in questi ultimi anni siano le sue ultime apparizioni sulla scena editoriale tout court.

Personalmente, sono contento di aver proposto almeno un suo inedito a Gian Franco Orsi, quel “Profile of a Murder” che venne scartato da Dubleday (l’editore abituale di King) perché era sostanzialmente una inverted story e il pubblico americano non era ancora molto pronto per questo genere di operazioni (almeno se fatte da un autore associato ad altre etichette e ad altri stilemi come King). Ma il romanzo a me parve e mi pare ancora adesso molto bello, di una crudeltà sottile e molto all’avanguardia per quegli anni. Mi resta il rammarico di non aver potuto far tradurre il suo ultimo vero inedito tra i romanzi gialli, quel “Duenna to a Murder” che resta un buon titolo, ne sono arciconvinto. Ma allora mi scontrai con il parere di una lettrice molto attenta ed esigente (ma a volte con un debole eccessivo per le stroncature facili e, ahimè, più chiassose che motivate) che rispondeva al nome di Be’, no, lasciamo perdere

I racconti di Rufus King in italiano? Non la vedo facile. Specie perché quando, anni fa, proposi di tradurre l’integrale dei racconti dell’altro King, C. Daly, questi davvero straordinari, mi fu risposto gentilmente ma seccamente di no (dall’amico Sandrone Dazieri).

Ah, dimenticavo. Il problema dei DIECI titoli di King segnalati da Benzing all’editore Bemporad si può spiegare facilmente, secondo me. E’ molto probabile che Benzing lavorasse sulla backlist dei romanzi dell’autore che compariva in tutte le prime edizioni di King presso l’editore americano Doubleday. E lì, oltre ai sei romanzi con Valcour pubblicati fino a quel momento, venivano citati i due titoli pre Valcour ricordati anche da Piero e altri due romanzi (storie tra il western e il “canino”) apparsi ancora prima: “North Star” e “Whelp of the Wind”. Dieci in tutto, quindi. Forse Benzing li ascriveva tutti a Valcour perché non aveva in mano l’opera omnia di King. Semplice.

Non so se sia off topic o no, ma grazie alla cortesia di un bloggatore ho letto un Rufus King, la Camera n. 13.

Ora, vorrei proprio vedere il film, visto che è un Lang, ma il libro mi ha lasciato un po perplesso. Mi aspettavo qualcosa di meglio: relativamente alla fama del romanzo, intendo. Ma insomma e poi c da dire una cosa: detesto gli psichiatri da romanzo che spiegano la psiche dei malati con un guazzabuglio simil freudiano. Non li sopporto. Persino la tirata finale dello strizzacervelli in Psycho mi annoia, e sì che era motivata: ma mi annoia lo stesso.

Però il colpo di scena alla fine è carino, anche se poi si intuisce subito come andrà a finire.

Non credo proprio che sia off topic, e non perchè il libro te l mandato io: lo scopo di uno spazio come questo dovrebbe essere oltre che dare la possibilità ai lettori di dire la loro sulle pubblicazioni proposte, anche fornire degli input alle redazioni, avere delle risposte dai responsabili e soprattutto ampliare le conoscenze. Tutto questo il blog, ora, lo fa. Quindi non credo che sia off topic. Se io non avessi scritto il pezzo su Rufus King, e Dario non me l pubblicato in questo spazio, molti non avrebbero conosciuto un grande scrittore come Rufus King. Nel tuo caso son stato molto contento di aver sanato una falla del grande Pietroselli.

Ora sto scrivendo una cosetta su Carr: vediamo un po come viene e poi.

Se riesci a trovare qualcosa, ti consiglierei oltre che il romanzo di cui parlava Mauro, cioè di un delitto almeno uno dei primi. Purtroppo, Crime of Violence, in giro nell italiana è molto difficile trovarlo, e oramai Colpevole e tre parrucche sono titoli molto indietro nel tempo. Ancora ancora tragica si può trovare credo in giro, ed è un bel romanzo.
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