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Ieri a Lesmo (Brianza), nella nuova villa Gernetto comprata da Berlusconi per farci l’università del pensiero liberale, il presidente del Consiglio ha incontrato Putin. Televisioni, radio e giornali, stamattina, puntano il riflettore soprattutto sulla parte dei colloqui che ha riguardato l’energia gas e nucleare ma Berlusconi ha poi dato altre notizie che sarebbe un peccato ignorare. Per esempio, un giornalista gli ha domandato di che cosa ci sia bisogno per far funzionare un matrimonio politico e Berlusconi gli ha risposto: Sono esperto in molti settori, urbanistica, editoria, televisione, sport, amministrazione pubblica, ma non ho felici risultati per quanto riguarda i matrimoni e mi astengo dal dare suggerimenti al riguardo. Per litigare bisogna essere in due, ma per divorziare basta essere in uno, mi è stato detto da qualcuno che conoscete. Berlusconi ha anche fatto sapere che la crisi ha provocato una flessione importante dell’interscambio italo russo, quasi il 30% di movimenti in meno rispetto al 2008. Si spera adesso di riportare la collaborazione ai livelli di prima e si punta, per questo, soprattutto sull’Africa, dove non è opportuno è sempre Berlusconi che parla lasciare tutto il campo alla Cina. Il presidente del Consiglio ha poi annunciato che Putin stanzierà 7,2 milioni di euro per restaurare, all’Aquila, Palazzo Ardinghelli e la chiesa di San Gregorio (e verrà alla prima messa).

Che ha detto del nucleare?

Ha confermato che l’intenzione del governo è di cominciare i lavori entro tre anni, prima cioè della scadenza naturale di questa legislatura. Però il sito dove far sorgere questa prima centrale (di terza generazione) deve ancora essere individuato. Berlusconi è consapevole lo ha detto che oggi i cittadioni italiani a sentir parlare di centrali si terrorizzano. Sono in molti ha aggiunto a volere l’energia nucleare, ma nessuno dice sì a una nuova centrale nella propria provincia. Per questo, prima di procedere, bisogna dedicarsi a una vasta opera di convincimento.

Come pensa di riuscirci? Mi pare impossibile che in Italia vi sia un comune disposto a sobbarcarsi un rischio simile.

Ha detto che bisogna prendere esempio dai francesi. Quando si realizzano nuove centrali, i francesi fanno a gara per averla a casa loro, perché i lavori per le centrali portano tanto, tanto lavoro. Ieri Berlusconi non ne ha parlato, ma incentivi per far accettare la costruzione delle centrali agli italiani sono già stati studiati: imprese locali e cittadini, nel raggio di venti chilometri dalla centrale, godrebbero di un contributo una tantum di 300 milioni, da spalmare su cinque anni, per il 60% sotto forma di sgravi fiscali e per il 40% in denaro fresco da versare ai comuni interessati. Poi un Ici da 13 milioni l’anno e uno sconto in bolletta da 40 centesimi per megawatt, che dovrebbe esser pari a risparmi per sette milioni.

Che parte avrebbe Putin in tutto questo?

Nessuna parte, l’accordo per la costruzione delle centrali nucleari italiane è stato stipulato con i francesi. L’Italia invece collaborerà alla costruzione della centrale nucleare di Kaliningrad, entrata in funzione prevista tra il 2016 e il 2018.

La centrale nucleare italiana, invece, quando dovrebbe entrare in funzione?

Ieri il presidente del consiglio non lo ha detto, ma in base a quanto fece sapere a suo tempo Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, la prima centrale dovrebbe entrare in funzione nel 2020. una data molto dubbia, in realtà. La Edison ha stimato i tempi in questo modo: un anno di dibattito generale, un anno per scegliere il sito, due anni per avere tutte le autorizzazioni, due anni per preparare il sito, cinque per la costruzione della centrale. Anche questa tempistica è dubbia. La centrale nucleare che si sta costruendo in Finlandia (l’unica in Occidente di terza generazione) ha già due anni di ritardo sulla tabella di marcia standard di cinque anni. Anche il capitolo relativo ai permessi è molto dubbio. L’autorizzazione della centrale a gas di Presenzano, richiesta nel 2004, è arrivata nel 2008.

Dove la costruirebbero alla fine questa centrale nucleare?

I francesi hanno giudicato ottimi Trino Vercellese, Montalto di Castro e Borgo Sabotino. Il migliore di tutti sarebbe Montalto, dove si starebbe pensando di installare non uno, ma ben due reattori Epr. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 27/4/2010] Roma 27 aprile 1977. Scrittrice. Conduttrice radiofonica (Io, Chiara e l’oscuro su Radiodue) e tv (Dieci minuti su Laeffe). Laureata al Dams di Bologna, ha condotto trasmissioni tv e scritto libri di successo: Una vita sottile (Marsilio, 1999, da cui Lidia Ravera ha ricavato la sceneggiatura per un film tv sulla Rai), Color lucciola (Marsilio, 2001), Arrivano i pagliacci (Bompiani, 2002), La zona cieca (Bompiani, 2008, finalista al Campiello), Le luci nelle case degli altri (Mondadori, 2010), L’amore quando c’era (Mondadori, 2012), da cui è stata tratta un opera teatrale. Da ultimo Quattro etti d’amore, grazie (Mondadori, 2013) e Per dicei minuti (Feltrinelli, 2013). Scrive per Vanity Fair e Io Donna. Ciò che ha passato (il padre Vito era stato protagonista nel 1993 di un clamoroso errore giudiziario che aveva drammaticamente condizionato l’esistenza di tutta la famiglia) mescolato ai suoi talenti naturali, ha fatto di lei quel che è oggi. Una rivelazione per il mondo della letteratura e dello spettacolo (La Stampa). In casa mia, con mamma ragioniere e papà ingegnere, i libri li ho portati io [ad Alessandra Mangiarotti, Cds 16/12/2012]. Nei periodi in cui scrivo mi isolo in campagna [Fabio Cutri, Cds 14/8/2008]. Do il 10% [.]

(biografia di Chiara Gamberale)

Milano 27 aprile 1972. Ex tennista. la prima italiana di sempre per Slam giocati (53), vittorie (63) e partite giocate (116). Il 20 maggio 2002 raggiunse il n. 11 del ranking mondiale (seconda miglior italiana di sempre dopo Flavia Pennetta, n. 10 nel 2009). Vinse tre titoli Wta di singolare, tutti a Strasburgo (terra, 2001 2003). Adesso è commentatrice televisiva. Tecnicamente aveva forse un solo difetto, quello di far giocare bene le avversarie, con quel tennis lineare e pulito ma anche universale perché il rendimento di Silvia non è mai stato legato alla superficie (Rino Tommasi). Sposata con Francesco Elia, hanno due bambini. Vivono sul litorale romano.

(biografia di Silvia Farina Elia)

Roma 27 aprile 1968. Attore. Regista. Secondogenito di Giuliano Amato. Un po’ di popolarità l’ho avuta con I ragazzi del muretto. Alla posta e al supermercato mi fermavano. Nel 2006 direttore artistico del Teatro Municipale di Salerno, chiamato dal sindaco Vincenzo De Luca a coordinare le iniziative per il decennale della riapertura del Teatro Verdi. Nel 2007, oltre al debutto da regista lirico con La rondine di Giacomo Puccini, fu il narratore di Aldo Moro, una tragedia italiana, spettacolo teatrale di Corrado Augias e Vladimiro Polchi. Nell’ottobre del 2011,
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al teatro Vittorio Emanuele di Messina, ha diretto in prima mondiale il primo allestimento scenico integrale del Mameli, di Ruggero Leoncavallo. Nel 2013 ha curato la regia e le luci del Rigoletto in scena al Teatro Verdi. La carriera politica di mio padre è cominciata quando avevo 20 anni e ha pesato dopo. Naturalmente pesa ancora essere figli di “qualcuno”: vuol dire essere giudicati due volte, come figli e per le proprie capacità (ad Alain Elkann).

(biografia di Lorenzo Amato)

Messina 27 aprile 1964. Regista. Attore. Commediografo. Con il dramma comico La festa è diventato il sesto italiano a entrare nel repertorio della Comédie Franaise dopo Goldoni, Pirandello, D’Annunzio, Fo e Pasolini (prima il 13 marzo 2007 al Thétre du Vieux Colombier, una delle tre sale occupate dalla Comédie Franaise, la più sperimentale, quella che, non “costretta” a Molière e Racine come la “Salle Richelieu”, si permette innovazioni e scoperte). La festa, il primo testo scritto in italiano dopo i precedenti Nunzio e Bar in messinese, parla delle difficoltà di relazione che si vivono in famiglia. Sul palcoscenico un padre, una madre, un figlio, nella versione italiana Scimone veste i panni della donna: L’idea è venuta per rendere più grottesca la vicenda. Ma in scena non si vede un travestito, non porto parrucche o abiti appariscenti, né recito in falsetto. Sempre assieme a Francesco Sframeli (soprattutto nella trilogia scespiriana di Carlo Cecchi al teatro Garibaldi di Palermo): cinque pièce al suo attivo pubblicate in Italia (per la Ubulibri) e in Francia (per L’Arche), Spagna e Portogallo, Spiro Scimone è uno dei rari autori validi del nostro teatro contemporaneo. La consacrazione parigina aggiunge un tassello a una carriera [.]

(biografia di Spiro Scimone)

(Moana Rosa Pozzi) Genova, 27 aprile 1961 Lione, 15 settembre 1994. Pornostar. La pornografia esalta il lato oscuro del desiderio. Il sesso è anche nero, contorto, corrosivo; non è sempre una cosa solare, gioiosa. A me piace l’oscenità; mi annoia invece la volgarità, che è cattivo gusto e basta. L’osceno è il sublime. Il nome Moana, che in polinesiano significa laddove il mare è più profondo, scelto dai genitori sull’atlante geografico. Sorella di un’altra piccola star del porno, Baby Pozzi, vero nome Tamiko, ossia fiore di nebbia in giapponese. Figlia di Rosanna Aloisio, casalinga, e di Alfredo, un ingegnere nucleare molto cattolico e impegnato nel volontariato, frequenta le elementari dalle Orsoline, il liceo scientifico dagli Scolopi, studia per sei anni chitarra classica al Conservatorio. Ricordo la mia infanzia come un periodo sereno e senza problemi. I miei genitori erano affettuosi e attenti ai miei bisogni e a quelli di mia sorella Mima, di due anni più giovane. Mia madre ci aiutava a correggere i miei compiti e si preoccupava che fossimo sempre in ordine e ben vestite. Mio padre cercava di consigliarci buone letture, tutte le domeniche ci portava a messa e dopo a comperare le paste. Tra di noi c’era una grande armonia ma guai a [.]

(biografia di Moana Pozzi)

Reggio Emilia 27 aprile 1960. Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016) e nel precedente governo Renzi (2015 2016), esecutivo nel quale era stato fino ad allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie del governo Letta (2013 2014). Sindaco di Reggio Emilia dal 2004 al 2013. Tra me e Matteo c’è la stessa differenza che esiste tra la fisica newtoniana, funzionante ma prevedibile, e la fisica quantistica. Lui fa politica quantistica. Introduce un elemento di imprevedibilità legata all’individuo che è importantissimo, anche se ogni tanto ti manda al manicomio (a Vittorio Zincone) [Set 18/4/2014]. Laureato in Medicina e specializzato in Endocrinologia. uno che ha vissuto sulla propria pelle l’egemonia del Pci Pds Ds nell’Emilia rossa. Di famiglia comunista, a vent’anni si convertì al cristianesimo. Da sindaco di Reggio Emilia si è dovuto scontrare con l’apparato dell’ex partitone rosso (Giovanni Cocconi) [Eur 10/12/2013]. I miei nonni sono stati seppelliti sulle note dell’Internazionale. Mio padre era muratore e del Pci. Io, come tutti, da ragazzino distribuivo l’Unità. Dove andavo a scuola, a Rosta Nuova, era stata costruita una [.]

(biografia di Graziano Delrio)

Polesine Parmense (Parma) 27 aprile 1958, da Marcello ed Enrica Micconi. Cuoco. Una stella Michelin (2011). Chef proprietario con il fratello Luciano del relais Antica Corte Pallavicina e del ristorante Al Cavallino Bianco, entrambi a Polesine Parmense. Presidente del Consorzio del Culatello di Zibello, della Strada del Culatello di Zibello e del Suino nero di Parma fin dalla nascita delle istituzioni. Il suo nome è soprattutto legato al rilancio del culatello e all’ottenimento della Denominazione d’origine protetta, assieme al recupero di vecchie razze di suini: Massimo Spigaroli è considerato un’autorità mondiale in materia. Sembra una leggenda, ma non lo è: quando il Principe Carlo ha assaggiato il culatello ricevuto in omaggio, è rimasto impressionato e ha voluto subito saperne di più. Chi lo produceva, dove, come. La ricerca lo ha condotto rapidamente a Polesine Parmense, all’Antica Corte Pallavicina e a Massimo Spigaroli che è stato subito invitato a recarsi nella tenuta in Galles per svelare i segreti di tanta bontà. Il lieto fine? C’è ma con sorpresa, perché Spigaroli ha spiegato con garbo al Principe ciò che ha ripetuto a noi: “Io sono un artigiano, devo lavorare nel mio territorio, con le mie nebbie, i miei saperi. L’unica soluzione era [.]

(biografia di Massimo Spigaroli)

Roma 27 aprile 1957. Giornalista tv. Dal 2009 conduce su Raitre il programma d’inchiesta Presa Diretta, Lo stile del programma ricorda più la Gabanelli che Santoro. E questo è un grande complimento (Aldo Grasso). Laurea in Discipline dello spettacolo alla facoltà di Lettere e filosofia all’Università degli Studi di Bologna, aiuto regista dall’80 all’87 per il cinema e la televisione, iniziò a lavorare per Raitre prima in Scenario poi, dopo l’incontro con Michele Santoro, in Samarcanda, Il Rosso e il Nero, Temporeale. Seguito Santoro su Italiauno, dal 1996 fu autore insieme a Sandro Ruotolo e Corrado Formigli dei programmi Moby Dick e Moby’s. Ancora al seguito di Santoro, nel 1999 tornò in Rai (Circus e Sciuscià). Autore su Raitre di una esemplare trilogia sul declino del Paese (W gli sposi, W il mercato, W la ricerca, 2004 2005) cui seguì nel 2006 W l’Italia, nel 2007 Pane e politica e W l’Italia diretta (polemiche per la puntata sulla fecondazione assistita), nel 2008 La guerra infinita. Di tutti i generi praticati in tv, l’inchiesta è forse l’oggetto narrativo più complesso che esista: a me piace immaginarla come l’enorme cima da ormeggio di una grande nave. Se la vedi da lontano sembra fatta da un solo grosso cavo, ma quando ti [.]

(biografia di Riccardo Iacona)

Reggio Emilia 27 aprile 1957. Politico. Dal 2004 al 2009 presidente della Fondazione Manodori (primo azionista italiano di Capitalia prima della fusione dell’istituto con Unicredit). Ex sindaco di Reggio Emilia (1991 2004). Nel 2009 si è candidata nuovamente per le elezioni a capo di una lista civica alleata con l’Udc, ottenendo il 6,8% dei voti. Per il suo carattere forte e per la sua capacità di muoversi nei meandri del potere, a Reggio Emilia si è conquistata il soprannome di Zarina (Raffaella Galvani). Un diploma di ragioneria alle spalle, si fa le ossa nel mondo cooperativo con il consorzio alimentare Progeo, da cui approda alla Federcoop di Reggio Emilia. E qui conquista un ruolo importante quale presidente dell’Associazione provinciale cooperative di servizi. Con il mondo delle coop non taglia mai del tutto i cordoni. Infatti si mette in aspettativa quando fa il salto nella politica attiva, partendo da segretario del comitato cittadino (si muove nell’area del Pds), per arrivare nel 1991 alla poltrona di primo sindaco donna di Reggio Emilia. Un incarico che terrà per due mandati e mezzo, guidando giunte di centrosinistra fino al 2004 (.) Molto amata dai cittadini, che le devono,
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oltre agli asili migliori d’Italia anche la nascita [.]