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Definizione presente nel suo verbale: “invalido con riduzione permanente con invalidit pari o superiore al 74% (artt. 2 e 13, L. 118/1971)”.

Di seguito riportiamo in estrema sintesi i benefici, e le relative condizioni, previsti dalla normativa vigente.

Sono ammesse all’agevolazione le persone con disabilit motoria,
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disabilit intellettiva (solo se titolari di indennit di accompagnamento e con certificato di handicap grave), o disabilit sensoriale (ciechi e sordomuti). Le relative condizioni devono risultare dai rispettivi certificati di invalidit o di handicap.

In taluni casi (disabili motori senza gravi problemi di deambulazione e titolari di patente di guida speciale) obbligatorio adattare il veicolo. computer, fax) che possono favorire l’autonomia delle persone con disabilit La normativa vigente prevede che questi prodotti godano dell’applicazione dell’IVA agevolata al momento dell’acquisto e che la spesa sostenuta pu essere detratta in sede annuale di dichiarazione dei redditi. tuttavia necessario disporre di una specifica prescrizione autorizzativa, oltre che del certificato di handicap o invalidit

Spese per l’assistenza specifica

Non esistono ulteriori specifiche agevolazioni per l’acquisto di una prima casa nel caso di nuclei in cui siano presenti persone con disabilit
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Un pareggio dal sapore amarognolo quello raccolto dalla Juventus nel proprio stadio, contro il Genoa. I bianconeri, in vantaggio per due volte, si sono fatti raggiungere da un Genoa mai domo che in questa stagione già contro la Lazio, aveva fatto vedere cose positive (in quell’occasione i grifoni sbancarono l’Olimpico). A fine partita Antonio Conte, dai microfoni di Sky, predica calma e umiltà:

“Abbiamo provato a fare la partita, ma abbiamo sicuramente subito qualcosa in più rispetto alle altre partite. A cinque minuti dalla fine abbiamo preso un gol evitabile e dovevamo fare più attenzione. Le zero sconfitte? un dato positivo magari avrei preferito vincere due partite e perderne due piuttosto che fare quattro pareggi, ma bisogna ricordarci che la nostra strada è lunga da percorrere. Abbiamo appena iniziato a camminare. Dobbiamo restare con i piedi per terra. Noi dobbiamo crescere tanto, attraverso il lavoro. Dobbiamo proseguire il nostro cammino, abbiamo tanta strada da fare. L’ho sempre detto, anche in momenti importanti come dopo la vittoria contro il Milan. Non perché voglio fare l’umile, ma abbiamo ancora tanto da lavorare, c’è un progetto. Chi ha vinto in carriera, sa che non è che dall’oggi al domani ti alzi e vinci”.

“Il mio compito è quello di guardare alle cose tecniche e di tenere concentrati i calciatori, che devono pensare a fare solo i calciatori. Quello che succede all’esterno, non ci deve lasciare indifferenti, ma siamo dei professionisti e non dobbiamo spendere energie su altre cose”.

Dall’altra parte Malesani si toglie qualche sassolino dalla scarpa:

“Non ho guardato la Juve ma in casa mia. Ho messo dentro tutti i giocatori di corsa e avevo avvertito il presidente. Mi son rotto le scatole, bonus non ce ne sono per nessuno, volevo ragazzi che corressero e finalmente ho visto i tifosi del Genoa contenti. Secondo me fino a ora abbiamo raccolto meno di quello che meritavamo; anche domenica col Lecce non avevano mai tirato in porta e sul più bello siamo rimasti in dieci, col Chievo la stessa cosa. Il presidente è stato bravissimo perché ha messo a tacere il nervosismo che c’è oggi nel mondo del calcio, ha fatto capire che siamo in sintonia al 100%, con lui e il figlio che mi è sempre vicino. Forse uno come me, con la mia esperienza, meriterebbe più rispetto ma va bene lo stesso. A me piace la squadra che inizia l’azione, anche contro la Juve”.

Per il tecnico del Genoa il calcio è uno sport che deve divertire:

“A volte esagero, ma dopo le esperienze che ho avuto con squadre di un certo livello, quando sono andato ad allenare le piccole non mi sono mai levato dalla testa che bisogna giocare a calcio, mentre lì si deve essere più concreti. Ora sono tornato in una medio grande e si può fare questo tipo di gioco. Noi abbiamo affrontato a viso aperto al Juve e non abbiamo sfigurato abbiamo cercato il terzo gol perché io voglio così, faccio questo mestiere con passione, ci sono squadre che fanno risultato stando li ad aspettare, ma io credo che questo sport deve divertire. La richiesta della maglia a Marchisio? E’ un mio ragazzo, l’ho avuto a Empoli, facevo giocare i ragazzini, mi dicevano che non mi sarei salvato e mi hanno mandato a casa”.
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Nelle ore in cui si racconta della nuova presunta disavventura in discoteca, ufficialmente smentita, e mentre lui twitta la foto in cui si mostra a Milanello con una borsa di ghiaccio sulla spalla destra infortunata, vengono lanciate le dichiarazioni che Mario Balotelli ha rilasciato a Soccer Italia Magazine. L’attaccante rossonero dopo essersi lasciato andare ad affermazioni stravaganti o su temi poco affini al calcio, tipo “i maiali domestici sono così belli”, “Obama è una persona che ammiro, rappresenta un cambiamento nel mondo, anche se la Terra non è perfetta”,
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ha risposto ad alcune domande sul sempre più vicino Mondiale che si disputerà in Brasile:.

Tutti pensano al Mondiale, ma è importante mantenere la concentrazione. Prima del Brasile mi devo concentrare sul Milan. Siamo ancora in Champions League e dobbiamo credere fortemente in questa competizione.

Balo ha poi aggiunto che “la cosa bella del calcio è che non sempre le squadre favorite vincono” e per questo motivo “penso che abbiamo un gruppo forte e una buona chance di vincere la Coppa del Mondo. C’è un bel mix di esperienza e gioventù. Tutti possono puntare a tutto. Vincere il Mondiale, la Scarpa d’Oro, la Champions League, vincere molti titoli”.

Chiuso il capitolo Italia, SuperMario ha detto di essere pronto a dimostrare di essere il migliore al mondo anche perché “credo molto nelle mie abilità”. Poi l’autocritica:

Ho fatto degli errori in passato e non ho problemi ad ammetterlo di fronte a tutti. Sono maturato molto negli ultimi due anni e non credo che il mio comportamento sia un problema adesso.

Balotelli poi ha specificato di non escludere un suo ritorno in Premier League, anche con una maglia diversa da quella del Manchester City perché “nel calcio nulla è impossibile”. Quindi dopo aver definito Josè Mourinho un suo amico, ha chiuso sul tema del razzismo:

importante capire che il razzismo e le persone razziste non spariranno mai. Il calcio come sport deve aiutarci e iniziare a dare delle severe punizioni per i comportamenti razzisti. Mi viene da pensare che lasciare il campo sia la cosa migliore,
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ma non l’ho ancora fatto. Sarebbe la vittoria dei razzisti che sono persone stupide.

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Intervista realizzata a La Rizzo che ci parla del suo nuovo progetto anticipato dal singolo le mie Scarpe cantautrice e musicista livornese ormai trapiantata in Sicilia che con le sue scarpe e facendo passi da gigante ha realizzato un lavoro davvero molto interessante e ricco di mille sfaccettature.

1 Con le mie scarpe un titolo dai molteplici significati . Come nasce questa idea?

In realtà non è stato molto ragionato, ho semplicemente pensato che quella parte del testo racchiudesse tutto il senso della canzone. Quando ho iniziato a pensare al ritornello stavo camminandoavevo scarpe comode ai piedie stavo semplicemente realizzando che tante cose stavano cambiando dentro di me.

2 LaRizzo questo è il tuo primo singolo, ma c una lunga gavetta alle spalle. Raccontaci del tuo percorso, dei riconoscimenti che hai ricevuto(come il Lennon Festival 2015 ) ma anche delle difficoltà che ovviamente si sono manifestate nel corso di questi anni considerando il periodo che attraversa la musica.

Il percorso è stato lungo e le difficoltà non sono mancate. L’importante è crederci. Ho sempre pensato alla musica come qualcosa di molto serio e per questo ho investito tantissimo su me stessa, studiando e cercando di trovare la mia strada. I riconoscimenti, ma soprattutto il sostegno delle persone che apprezzano quello che faccio, ripagano di tutti i sacrifici fatti negli anni. Il Lennon Festival è stata sicuramente un’esperienza importante, non solo perché per la prima volta presentavo un mio brano che anticipava l’uscita di “Con le mie scarpe”, ma anche perché, grazie all’impegno del patron Carmelo Palladino, ho potuto presentare ufficialmente il mio progetto al Mei di Faenza.

3 Hai ricreato una bellissima atmosfera in questo brano parlando di te in musica, utilizzando dei suoni accattivanti e facendo in modo che quando si ascolta le mie Scarpe si percepisca la sensazione di un viaggio interiore . E Cosi

Si è assolutamente così. Credo che non si possa nascondere la presenza costante di me stessa e dei miei percorsi interiori in tutto ciò che scrivo. Prendo la scrittura come una cura, un modo per liberarmi e questo brano è sicuramente quello che più anticipa i contenuti degli altri. L’atmosfera bellissima che si è creata è frutto di mesi di lavoro di Edoardo che ha vestito il brano riuscendo a richiamare in musica tutto quello che conosce di me.

4 tempo non si puo fermare e dici che vivi costantemente in una favola inventata da te. in questa favola qual è il lieto fine?

Il tempo non si può fermareè un dato di fatto, ma a volte ci aggrappiamo a cose o persone che non vogliamo lasciare andare. Sto cercando di imparare che la soluzione migliore a volte è far scorrere tutto e non opporsi a quello che la vita ci riserva. Il vivere “costantemente in una favola inventata da me” è legato al fatto che sono sempre un po’ distratta, nel mio mondonon so se ci sarà un lieto fineper ora preferisco aspettare.

5 La produzione di questo progetto è affidata ad un altro bravissimo musicista catanese Edoardo Musumeci chitarrista anche dei Tinturia con il quale collabori gia da un po di tempo. Quale sara il passo successivo?

Il passo successivo è sicuramente l’album, sempre con la direzione artistica di Edoardo, ma abbiamo anche un altro progetto che sta nascendo in questi giorni, ma per scaramanzia non vogliamo anticipare niente.

6 Come ti definiresti oggi e qual è una citazione che potrebbe appartenerti in questo momento?

Oggi sono sicuramente “io” e mi vado bene così, senza filtri, mezze misure e piena di contraddizioni, ma non mi fermo e sono alla ricerca continua di quello che ancora non conosco di me. La citazione che mi accompagna nell’ultimo anno è sicuramente ” LaRizzo ha sempre 14 anni”.

7 Di seguito il videoclip del singolo Mie Scarpe è stato divertente girarlo?

Quando hai Nanni Musiqo come regista ed Elio Ragusa al suo fianco, ti diverti durante tutto il tempo passato insieme prima e dopo, ma quando scegli una squadra di professionisti sai che sarà molto impegnativo. Durante le riprese non si scherza e visto il risultato va bene così.
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Il disco vede la collaborazione dell’Orchestra Sinfonica Italianae del pianista classicoamericano Jeffrey Biegel che vanta collaborazioni importanti come quella conLeonard Bernestein eKeith Emerson.

Alla presentazione del disco alla stampa, svoltasi oggi a MilanoGiovanni racconta del nuovo lavoropartendo proprio dal titolo che nasceda un episodio banale: circa due anni fasi accorge di non essere in grado di allacciarsi una scarpa rimanendo in equilibrio su di un piede solo; è qui che prende coscienza di aver perso l’equilibrio su tante sfere della sua esistenza; una su tutte: la composizione musicale. Capisce quindi che è arrivato il momento di isolarsi da tutto e tutti per ritrovare l’equilibrio perduto. SpiegaAllevi:”Sono andato su di un’isola dell’Atlantico, non vi dico il nome, perchè tutti hanno bisogno di un’isola segreta dentro il cuore. Ho cercato un posto in cui non ci fosse assolutamente nulla e in uno stato di quasi totale isolamento ho ripreso a scrivere musica. Credo di non aver ritrovato l’equilibrio, ma posso dire che il meglio di me l’ho sempre dato nei momenti più difficili e di sbilanciamento”. Tutto questo è possibile grazie alla forma classica che chiede all’ascoltatore un grande impegno. Una follia di cui,per il momento, vado orgoglioso”.

Il disco non è stato suonato da Allevi maaffidato al musicistaJeffey Biegel. Il rapporto tra Biegel ed Allevi nasce in modo del tutto casuale:al termine di una lezione tenuta dalpianista americano alla Brooklyn Academy of Music diNew York, un suo studente lascia sul leggio del pianoforte lo spartito di una composizione di Allevi. Biegel si incuriosisce, la suona, e la sera stessa contatta il pianista italiano chiedendogli di scrivere un brano per lui. Questo è stato l’inizio dell’avventura musicale che si è sviluppata poi nella composizione e nella prima esecuzione del concerto, avvenuta negli stati uniti a fine agosto.

Allevi racconta di aver scritto i pezzi durante il suo periododi isolamento e di averli mandati a Biegel attraversouna sorta di rapporto epistolare, dove il pianista americano rispondeva entusiastadella perfezionedegli spartiti.”Biegel non ha limiti tecnici,
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io ho scritto questo concerto per lui senza preoccuparmi di quelle che potevano essere le difficoltà di esecuzione. Oltre al suo virtuosismo ci ha messo un grande cuore e quando lo abbiamo registrato a Milano, sia lui che l’Orchestra sinfonica italiana, hanno raggiunto in alcuni momenti una dimensione quasi sublime.

Sul processo di creazione del disco prosegue Allevi:”Questo è un po’ quello che dovrebbe accadere idealmente: il compositore scrive una musica nuova e l’affida ad un grandeesecutore ed interprete che la rende contemporanea. Qui c’è l’essenza di quello che deve essere la musica classica.

Il primo video estratto da “Equilibrium” è quello di “Flowers”. Il video è stato ideato e realizzato con la tecnica 3D da Marco Pavone e racconta in modo allegorico i pregi e i difetti dell’animo umano:Donald Trump e Kim Jong un assumonole sembianze di fiori e smettono di combattersi dopo essere stati “toccati” dalla musica.

In “Equilibrium” si uniscono le due anime del compositore marchigiano: “Da una parte cè il rocker che avrei voluto essere, dallaltra la mia anima classica. In ogni caso sono contento, questa spaccaturaè da sempre dentro di me. Un Giovanni legato al mondo classico e accademico, e un Giovanni contemporaneo: il Joey Ramone della musica classica.

Nel disco è presente il brano “No Words” composto il 25 agosto 2016 ad Ascoli Piceno, la mattina dopo che una forte scossa di terremoto ha colpito diversi paesi a pochi chilometri dal luogo dove Giovanni Allevi si trovava con la sua famiglia. Giovanni racconta come la necessità di esprimere il suo dolore attraverso la musica sia stata una reazione immediata:”Il dolore e l’angoscia che stavo provando per la mia gente era nascosto in fondo al cuore, attraverso la musica la mia emotività ha potuto esprimere gradatamente il grido che il brano rappresenta. Nell’ultima nota c’è un accordo maggiore che rappresenta la speranza verso il futuro e il calore della solidarietà.

Il disco sarà promosso con un tour di oltre 20 concerti dove lartista sarà sul palco con il pianoforte accompagnato da 13 selezionati Archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana. La data zero del tour sarà il15 novembre 2017 al Teatro dal Verme di Milano, qui verrà eseguito, per la prima volta in Europa, anche il “Concerto per Pianoforte e Orchestra n.1”, la nuova composizione con orchestra contenuta nell’album, che vedrà al pianoforte Jeffrey Biegel e alla direzione il Maestro Jeffrey Reed.

sul diritto d’autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propricaso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia,
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all’atto della.

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La prima intervista è possibile leggerla nell’archivio di Trucioli Savonesi. Al termine di questo servizio, segue una carrellata, attraverso i giornali dell’epoca, di alcune vicende che videro l’allora primario di dermatologia alla ribalta della cronaca nazionale. Nelle precedenti puntate abbiamo intervistato Gerry Delfino, mitico libraio di Albenga che con “Trucioli” si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, andando giù duro, come si suole dire. Nessuno ha “potuto” smentirlo. Poi è toccato al decano del foro, Umberto Ramella, penalista, noto esponente del Psdi ligure e savonese ai tempi di Saragat. Ramella è laiguegliese doc dai mille ricordi e ai vertici della massoneria ufficiale di Piazza del Gesù.

Risposta : .

DOMANDA A quando risale la sua prima sperimentazione clinica?

Risposta .

DOMANDA Perché lei fu il primo in Europa ad applicare questa sperimentazione?

Il presidente della Schering americana era un italoamericano ed ha ritenuto di inviare le prime 2000 compresse a Milano, anziché negli altri stati europei. Ciò permise di salvare subito due vite che, senza i derivati cortisonici, si sarebbero estinte>.

DOMANDA E la curiosa vicenda citata nella precedente puntata sull’uso all’ospedale San Paolo, ai suoi tempi, di farmaci non registrati e delle polemiche che ne seguirono anche sui giornali?Nella foto ricordo: il prof. Luigi Bruni, in reparto al San Paolo, durante un Natale, con i colleghi Raimondo, Santoro, Bertolotto, Minuto, Cavaleri. Le caposale Benita Olcese e Gabriella Borro. Gli infermieri Rosanna, Edoardo Pescio, Romeo Minutelli (deceduto), Angela, Mariuccia, Clelia, Graziella e Mario Bernat. Mancano nella foto il dottor Tagliapietra, il dottor Spano.

DOMANDA Altri tempi al San Paolo, ma la ricerca clinica effettuata nel suo reparto era un’eccellenza in Italia e all’estero, faceva notizia. Ricordarla non sarebbe male. Per non dimenticare.

Tutti i lavori, soprattutto di natura clinica e di terapia, come si addice ad una struttura ospedaliera, hanno portato alla rilevanza di casi di non comune osservazione, come, ad esempio, un caso di Leshmaniosi palpebrale, non diagnosticata in altri istituti comprese cliniche universitarie d’Oltralpe, portato a guarigione nel nostro reparto.

Oltre a numerosi altri casi analoghi, che tralascio di ricordare per brevità.

L’attività della nostra divisione è stata pure documentata da tre congressi.

Il primo ad Albisola Marina, nel 1972, della sezione ligure lombardo piemontese della società di Dermatologia e Sifilografia.

Il secondo a Spotorno, nel 1975, congresso nazionale con 500 partecipanti dell’Associazione dermatologici ospedalieri italiani.

Il terzo e ultimo, nel 1989, a Sanremo. Congresso nazionale con 800 partecipanti provenienti da tutta Italia. Ma numerosi anche gli appartenenti alle nazioni mediterranee, mitteleuropee e del Regno Unito.

I temi del congresso di Sanremo furono 3. a) La dermatite atopica. b) Le reazioni cutaneo mucose da farmaci. c) Il controllo delle malattie sessualmente trasmesse.

Il primo tema trattava soprattutto la terapia locale, di fondamentale importanza per il benessere del bambino eczematoso.

Il secondo tema destò molto interesse in quanto le reazioni cutaneo mucose da farmaci sono sempre più d’attualità per l’uso e l’abuso di farmaci assai frequente.

Tra le reazioni più gravi, di mortalità elevata (70 80 per cento), per la totale compromissione dell’organo cutaneo e delle mucose, c’è la “necrolisi epidermica tossica” o “toxi epidermal necrolysis”, come la definì il dottor Lyell, dermatologo scozzese, ad indicare il quadro clinico ed anatomopatologico ad un tempo.

La malattia consiste nel distacco improvviso e, nei casi gravi, totale (su tutta la superficie cutanea) dell’epidermide dal derma, con messa a nudo del derma stesso, il più delle volte sanguinante ed insorge dopo l’assunzione di uno o più farmaci.

La necrolisi riguarda però anche le mucose in tutte le localizzazioni (orali, congiuntivale e genito anale).

Il distacco avviene a livello della giunzione dermoepidermica, ove ha luogo la reazione immunitaria, un vero “conflitto” immunologico che può considerarsi del 4 tipo, seconde Gells e Coombs, con anticorpi IGg che legano cellule “naturalkiller”, linfociti T citotossici e macrofagi.

La patogenesi rimane comunque molto complessa con punti oscuri e discutibili in cui, in definitiva, l’ipersensibilità individuale rimane determinante, specie nei casi in cui il farmaco individuato come responsabile resta unico (la vecchia idiosincrasia?).

Soprattutto la terapia locale (accanto a quella generale) realizzata dai nostri infermieri con impegno ed eccezionale perizia fu, in ogni caso determinante per in successo.
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Paolo Cattaneo nato nel 1982 a Genova, dove vive e disegna fumetti.

“Se clicchi sulle immagini diventano molto pi grandi e le vedi anche meglio” il sottotitolo della pagina, perch il mondo di Paolo ricco di dettagli importantissimi e appassiona oltre che per le storie, anche per la cura “maniacale” con cui personaggi e luoghi sono caratterizzati.

Storie di amicizia, esplorazione, scoperta, si intrecciano a episodi privati apparentemente insignificanti. Che si tratti di una gita fuori porta, una litigata con il migliore amico o una chiacchierata al telefono tra le mura domestiche, il racconto nei suoi fumetti un ricordo fedele e per niente idealizzato dell’adolescenza. Un segno di matita sottilissimo e minuzioso ricrea attentamente ogni scena, recuperando dalla memoria non solo le esperienze vissute ma tutta una serie di elementi utili a delineare il contesto delle storie. I lavori pi recenti sono ricchi di dettagli che supportano il racconto e rendono ancora pi vivo il concetto di identit marche di vestiti, programmi tv, prodotti commerciali e il gergo dei dialoghi sono elementi essenziali almeno quanto lo sono le situazioni raffigurate.

La raccolta Pali della luce esce nel 2012 per Inuit ed la prima pubblicazione monografica dopo una serie di apparizioni su riviste indipendenti tra cui Delebile, Costola e Banlieue e progetti editoriali autoprodotti come Kazkoff.

A distanza di tre anni Paolo, ha portato a termine un nuovo libro: L’estate scorsa, che per l’autore la prima storia lunga. Questa volta a pubblicare il lavoro Canicola, casa editrice e associazione culturale interessata alla ricerca in ambito grafico e narrativo attraverso il fumetto e il disegno contemporaneo.

Cogliamo quindi l’occasione per fare a Paolo qualche domanda mentre di ritorno dal Treviso Comic Book Festival, per parlare di L’estate scorsa e di cosa cambiato rispetto alle sue storie brevi.

FF Visto che si conclusa da poco l del workshop al liceo artistico di Treviso durante il TCBF (Treviso Comic Book Festival) vorrei iniziare da l Com andata?

PC Alpo (il king del TCBF) ha pensato bene di darmi in pasto ai ragazzi del liceo artistico per un workshop (13/19 anni, 3 incontri da 2 ore).

Io mi sono coscienziosamente preparato tutta una lista di supercazzole sul fumetto di realt scritte per benino su un quadernetto ordinatissimo, con immagini da fare vedere, cose furbe da dire, frasi ad effetto e tutto il necessario per fare una bella cosa.

Invece niente! Questi non conoscevano niente, manco un fumetto, manco un autore, manco ZeroCalcare, manco Dylan Dog. solo la passione immaginaria per il Giappone che alcuni traducevano in: “voglio fare i manga nella vita”.

Quindi ho buttato il mio quadernetto ordinatissimo, ho sfoderato la simpatia ed ho improvvisato cercando di andare incontro ai loro bisogni e curiosit attraverso la mia pluriennale esperienza di maestrino dei disegnini delle elementari e ci siamo pure divertiti.

Hanno visto i miei lavori e hanno detto che sono strani ma belli, poi alcuni sono diventati miei fans, io invece loro fan da subito. Alcuni hanno voluto e letto il mio libro e gli piaciuto, ma non so se vero, forse mi hanno detto delle bugie.

Abbiamo fatto anche dei bei lavori, ora me li stanno mandando e sono molto orgoglioso.

Mi hanno chiesto di trasferirmi a Treviso e diventare loro professore, io ho risposto che qui a Genova c’ il mare, loro mi hanno detto che per l si mangia bene.

Comunque, ecco: spero che loro abbiano preso qualcosa da me, io a loro ruber sicuramente qualcosa da mettere nelle mie storie di brufoli e scarpe giganti.

FF E tu invece a quell (che poi circa quella dei personaggi dei tuoi fumetti) cosa leggevi e disegnavi? Qualche anno fa ricordo di aver trovato un numero di Kazcoff in libreria e c il tuo zampino dietro, i contenuti per erano piuttosto diversi da quelli delle tue ultime storie.

PC Tra i 13 e i 19 leggevo a manetta, specie sull’autobus, che la scuola era lontana. Sturmtruppen e il Mago Wiz, poi Nathan Never di brutto, Dylan Dog poco e poi soprattutto manga di calci in faccia, tette sode e robo schiaffi. Americani mai veramente, solo qualche saga che mi prestava un mio compagno, ci sballavo con lo Spiderman di McFarlane e Spawn. Ho letto anche dei libri eh, bellissimi anche quelli.

Invece Kazcoff, s l’ho fatto io con degli altri, era il mio progetto di tesi, quindi stiamo parlando di un’altra vita, dieci anni fa giusti giusti, altra gente, altrecose, tutte divertenti. Vista dal futuro (adesso), forse era una roba pi punk di quanto non credessimo. A me del punk non me n’ mai fregato niente proprio, a parte qualche cassettina, per ci sono sempre passato vicino, a quanto pare.

FF Infatti nel tuo ultimo libro, L scorsa, i riferimenti alla cultura popolare degli anni 90 sono tantissimi, ma di punk non c traccia. In compenso c’ tutto il resto: dai bicchieri della Nutella alle Nike Silver, dalle puntate di Dragonball e X Files al gioco di snake sul cellulare, dai bottiglioni di Belt ai poster e adesivi di Pantera e Metallica. Quanto sono collegati per te i feticci della tua generazione alle esperienze vissute con amici e coetanei?

PC Sono un malato di queste cose, delle marche, dei tormentoni, di tutto quel mondo che ho vissuto (all’epoca anche molto distrattamente, in realt e che fa da ambientazione alle mie storie.

Sar che ho sempre guardato molto gli altri, ma mi piace credere di avere individuato degli accessori tipici che hanno un legame con certi comportamenti delle persone (e di conseguenza con dei tipi di personaggi) senza stereotipare nessuno eh, ma etichettandolo solo un pochino, con rispetto dico.

Non so se mi sono spiegato, ma s sto dicendo che l’abito fa spessissimo il monaco.

Nei miei fumetti questa cosa alla base della costruzione dei miei personaggi, se uno ha la felpa dei NOFX o la maglietta dei Megadeth cambia tutto, no? Boh, a me sembra di s mi piace anche fare l’Indiana Jones sfigato di internet alla ricerca del bicchiere di Nutella giusto, ma questo perch sono maniaco, forse.

FF vero che questa tua passione caratterizza molto bene personaggi e ambiente, ma funziona anche da un punto di vista narrativo. Osservando i disegni sembra che cerchi di ritagliare dello spazio all del racconto per inserire tutte quelle vignette pi piccole ai margini della tavola. E un operazione a cui pensi prima di disegnare o aggiungi questi dettagli in fase esecutiva?

PC Delego a quelle vignettine di contorno un ruolo descrittivo, mi aiutano molto, quindi le valuto gi nella fase di progettazione della tavola, sullo storyboard, magari anche solo con un quadratino con dentro scritto dettaglio 1, dettaglio 2, eccetera. Poi decido con calma cosa mi serve metterci, spesso le uso per caratterizzare il contesto, fare degli zoom su degli oggetti che vorrei che il lettore percepisse, senza che per forza abbiano una parte “attiva” nella narrazione.

FF Come cambiato il tuo metodo di lavoro per L’estate scorsa rispetto alle tue storie pi brevi?

PC Per la prima volta ho dovuto misurarmi con un vero sviluppo della trama e con la gestione ragionata dei tempi. Fino a prima di questo libro le mie storie erano dei brevi frammenti, come delle fotografie di un situazione, rimaneva quasi tutto fuori dalle pagine, invece questa proprio come un film, ci sono proprio tutte le cose dei film.

E infatti ci ho lavorato meno istintivamente, tornando tante volte sulle scene per capire cosa era veramente necessario allo svolgimento della storiona, ma sempre con delicatezza, senza spiegare proprio tutto tutto, o facendolo pianissimo.
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Il Milan si scrolla di dosso un po’ di paura nonostante la partita non certo impeccabile disputata a Verona. Il momento non è dei migliori in casa rossonera e questa vittoria striminzita ottenuta in casa del Chievo con le unghie e con i denti potrebbe costituire un buon viatico per il rush finale in campionato. Ora la squadra di Allegri è momentaneamente prima in classifica con due punti di vantaggio e deve attendere l’esito della sfida tra Juventus e Lazio per conoscere il piazzamento alla fine di questo turno di campionato Il tecnico livornese, ai microfoni di Sky, ricorda l’importanza di questa vittoria e ricorda, ancora una volta amaramente, il gol di Muntari non dato contro la Juventus:

“Era una partita di importanza fondamentale, in caso di mancata vittoria saremmo potuti uscire definitivamente dalla lotta scudetto. Non abbiamo giocato bene, abbiamo però fatto una partita di cuore e di voglia. E’ stato bello vincere ed è bello essere di nuovo in testa alla classifica. Ciò dimostra che questo gruppo ha grandi qualità. Non voglio accampare scusanti, però oggi le assenze erano veramente tante,
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abbiamo fatto giocare De Sciglio e Gattuso e Strasser che non giocava da tanto tempo. Ripeto, comunque andranno le cose, visto anche che abbiamo giocato più partite della Juventus, c’è solo da applaudire questo gruppo. Il goal di Muntari ricorda quello contro la Juventus? Io non ho dimenticato quello passato.”.

“Le critiche che ci sono state mosse sono state in parte giuste ed in parte eccessive. Per la gioia di tanti siamo caduti, ma oggi per la gioia di altri ci siamo rialzati ed abbiamo intenzione di continuare a combattere. Anche quando avevamo 4 punti di vantaggio c’è stata una campagna mediatica in attesa della nostra sconfitta. Dopo la partita persa contro la Fiorentina sono cominciati i funerali ed i processi, ma per fare il funerale al Milan ci vuole ancora un po’ di tempo. Berlusconi? L’ho sentito anche oggi il presidente, ripeto che con lui non c’è nessun problema. Ogni volta si cerca sempre di ricavare qualcosa, ma con la società ed il presidente il rapporto è idilliaco. Tutti credono nello scudetto. Nello spogliatoio sia quando si vince che quando si perde può capitare che ci sia uno scambio di idee: quando si arriva in fondo alla stagione e ti devi sfuggire l’obiettivo di mano ci può essere un po’ di preoccupazione”.
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Intervista ad Annamaria Bernardini De Pace

Vittorino Andreoli davvero uno dei pi conosciuti “studiosi della mente” italiani, noto anche al grande pubblico perch spesso interpellato da giornalisti e cronisti per approfondimenti su qualche evento criminoso o su qualche inspiegabile gesto nato dalla follia degli esseri umani. Nato a Verona, dopo la laurea in medicina ha proseguito le sue ricerche in Inghilterra e negli Stati Uniti. La mente dell’uomo, la sua follia sono al centro dei suoi studi e dei suoi interessi. Oggi Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona Soave. membro della The New York Academy of Sciences e Presidente della Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association.

Il suo ultimo libro La vita digitale contiene un capitolo che riguarda i “legami umani”. Questi legami umani iniziano in famiglia: come si possono realizzare dei rapporti che permettano a un figlio di crescere e di avere quella autonomia indispensabile per vivere?

I legami che aiutano a crescere sono quelli affettivi ed l che racchiude tutto il mondo dei sentimenti e riguarda proprio la capacit che una persona ha di stabilire i legami con un in questo caso la madre con il proprio figlio, e viceversa. Il legame un qualcosa che si scambia, non a una direzione sola: la madre trasferisce affetto al figlio che se ne sente attratto e lo ricambia e viceversa. Questa una condizione prioritaria, un legame che precede anche i contenuti. Perch gli affetti e i sentimenti sono gi di per s dei messaggi molto ricchi. Per esempio servono a dare sicurezza, a vincere la paura e questa anche una condizione indispensabile per poter apprendere.

L di internet, del computer e del telefonino che effetto pu avere nella maturazione ed evoluzione, nella crescita psicologica e intellettuale dei bambini e dei ragazzi?

Con un computer o con un telefonino di ultima generazione che anche tv mobile e internet, che serve per fare cinematografia ed un terminale che oggi riassume molte funzioni che prima erano separate, anche se cos ricco, con il telefonino non si stabiliscono legami affettivi. Anche il telefonino che abbia la televisione o internet pu dare delle emozioni, non d invece dei sentimenti.

A questo punto vorrei fare brevemente una importante distinzione. L una risposta acuta che si d ad uno stimolo: se vedo una macchia di sangue ho una reazione che persiste fino a quando quello stimolo c E quindi l una reazione acuta. Il sentimento invece un legame che ha bisogno di essere prima attivato, poi continuato: insomma una funzione che si arricchisce e che muta con il tempo. La vita digitale, cio l delle relazioni e dei rapporti che si possono avere con le tecnologie informatiche possono dare emozioni ma non stabiliscono i sentimenti che sono propri della vita umana. Ecco: la prima distinzione quindi che un bambino davanti a internet potr avere degli stimoli, delle curiosit pu essere pi informato, apprendere delle nozioni, ma certamente non potr mai ricavarne dei benefici che sono invece propri dei legami affettivi.

Il telefonino spesso utilizzato dai genitori anche come strumento di controllo. Questa necessit del controllo, secondo lei, deve essere prioritaria nel genitore o sono altri gli elementi della relazione parentale?

Questa funzione, cio il controllo del proprio figlio, ha un significato diverso a seconda della et chiaro che se un bambino ha un anno e una madre non lo controlla, una madre poco attenta, che non fa bene il suo mestiere Nel caso dell il controllo non molto utile perch diventa repressivo, uno stimolo per il figlio a voler dimostrare che riesce a fare quello che vuole.

L un periodo della vita di metamorfosi: ci si trova davanti a una persona che deve lasciare il mondo dell e cercare di trovare un Tutto sta cambiando in lui: cambia il corpo, cambia la personalit si sente insicuro, non gli piace pi nulla di quello che il passato, nemmeno il padre o la madre. In questo periodo bisognerebbe che i genitori non facessero i gendarmi, ma potessero fare quei controlli che ritengono utili non a senso unico, ma proprio attraverso quei legami di cui abbiamo parlato, attraverso l Dovrebbero spiegare le loro esigenze cos che tu venga a casa prima di mezzanotte (o all che si stabilisce) perch dopo io sto male, sono in ansia io, madre, penso che ti siano successe cose tremende”. Non serve fare il gendarme, il poliziotto, serve riuscire a comunicare, comunicando anche le ansie materne.

La famiglia stata giudicata in vario modo nel corso degli ultimi anni, demonizzata o santificata. Lei come la definirebbe?

Ho scritto Lettera alla tua famiglia, e sottolineo perch ogni famiglia ha delle caratteristiche a s La famiglia un gruppo di persone che abitano in uno stesso luogo. Un gruppo non casuale, perch legato a dei progetti, con dei contratti che sono di tipo amministrativo o di tipo religioso o di altro tipo. un gruppo e far funzionare un gruppo come far suonare una piccola orchestra, un trio d un quartetto. Si deve guardare non al risultato del singolo, del padre, del figlio o della madre, ma dell che deve essere ben affiatato e per capire se funziona lo si sente: dall’orchestra esce buona musica e per buona musica in questo caso si intende la serenit Questo risultato dovrebbe essere una cosa che il gruppo difende.

Per come ogni gruppo, potrebbe non funzionare affatto e basta che si perda la visione dell e invece ci sia un padre che abbia bisogno di affermare la sua supremazia, una madre la propria autorit e un figlio magari la voglia di essere contro entrambi che allora la famiglia diventa un gruppo stonato. E questo anche se, presi singolarmente, i vari membri sembrano a posto, sono dei solisti buoni, ma la musica d terribile. La famiglia non va definita in termini assoluti: la famiglia la salvezza,
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la famiglia la dannazione. La famiglia semplicemente pu funzionare o no. Bisogna valutare bene quali sono i criteri perch quel gruppo possa dare il meglio. Ci sono delle situazioni in cui d sicurezza e serenit soprattutto in una societ che complessa e che crea molti problemi. Insomma pu diventare un nido, secondo l romantica, ma anche un ring dove la gente si fa del male.

Tante delle violenze subite dalle donne avvengono all della famiglia. Questo un dato preoccupante. Perch la famiglia, il marito, il compagno, il padre si trasformano a un certo punto nell

C un punto molto chiaro. Quando uno entra in famiglia (il marito, ma anche i figli, perch ci sono figli violenti, o la madre), come se non attivasse pi i freni inibitori. Nella societ e sul posto di lavoro bisogna mantenere un certo decoro, anche nell non si possono dire certe parole in pubblico, al superiore o al capo non si pu esprimere tutto quello che si pensa, insomma la nostra vita un continuo attivare dei freni inibitori: “questo vorrei farlo, ma non lo faccio

Quando si arriva a casa invece si ritiene che in quell non si debbano pi usare tali freni, e si crede che l sia possibile tutto. E si incomincia ad esempio dal rito che appena entrati in casa ci si va a togliere il vestito che si portava perch l non necessario, ci si toglie la cravatta, le scarpe e in questo gesto ci si toglie anche ogni formalit ogni controllo. Quindi la casa diventa il luogo in cui si riversano e si liberano tutte le frustrazioni e tutta la violenza che magari si accumulata fuori. Qui si pensa che sia possibile sfogare tutto e rappresenta quasi un diritto alla liberazione. Questo per quanto riguarda l generale.

Per quanto riguarda le donne so che non vogliono sentire consigli dagli uomini, so che cos stato il femminismo perch ne sono stato un testimone, e forse sarebbe meglio che tacessi, ma penso che invece sia necessario dire qualcosa. Devo dire che bisognerebbe che tutte le donne di fronte al primo atto di violenza, al primo!, non lo accettino, perch se si tollera il primo finita: devono andare a denunciare la cosa, si pu andare dai carabinieri o aprire la finestra e urlare, dire: Vergognati di fronte a tutti perch mi hai picchiato!

Questa non solo una difesa della donna, ma anche l maniera per impedire che quell diventi una bestia. Quello che a me pare invece che nelle donne oggi non sia pi cos attiva la voglia di difendere la propria dignit e lo vedo ad esempio per come tornato il corpo femminile ad essere banalizzato o strumentalizzato in televisione e nella pubblicit Recentemente si letto di una donna che vuole diventare senatrice in un paese europeo e offre prestazioni sessuali per avere voti la donna dei diritti? Sono molto preoccupato, mi sembra che la donna stia ridiventando ancora pi un oggetto.

Perch in Italia si fanno pochi figli e quando se ne fanno li si tengono in casa oltre i trent

Il problema delle nascite: oggi c una grande paura del figlio. stata proprio una cultura che, a partire da noi psichiatri, psicologi, psico qualcosa, ha spaventato: e c il trauma del parto, e c il problema se veramente nasce poi nella perfetta capacit fisica e mentale, e poi chiss se una sa fare la mamma che difficilissimo, e poi i figli fanno paura e poi non c lavoro insomma abbiamo creato una condizione drammatica che in parte vera perch bisognerebbe dare un vero aiuto alle famiglie. Nella mia famiglia ci sono stati degli insegnanti e se penso che gli insegnanti oggi fanno parte della classe dei nuovi poveri, resto allibito. Com possibile che anche persone che vorrebbero aver figli mettano al mondo dei bambini che poi non sono aiutati ad allevare? Per al di l di una condizione reale c proprio spavento. Si pensi alla gravidanza: esistono almeno centoventi test da fare in gravidanza per dimostrare che la madre sta bene e che il bambino sano. Non pi considerata una straordinaria esperienza, un ma una grave malattia.

E perch poi i ragazzi non escono pi di casa? colpa delle madri?

Non questo il punto. Il primo elemento riguarda il protagonismo del mondo dei ragazzi, dei giovani. La nostra una societ che fa fatica a passare il testimone e allora spesso il padre preferisce mantenere fino a tarda et il proprio ruolo non dandolo al figlio. Naturalmente quello che avviene in una casa, avviene anche nella societ Non si rendono conto della sciocchezza di voler spostare sempre pi in l l’et per andare a riposo: questo vuol dire che i giovani entrano sempre pi tardi nel mondo del lavoro e non possibile non creare posti di lavoro per i giovani. E poi la manodopera giovanile costa pochissimo: ci sono dei ragazzi laureati che vanno a lavorare per 5 o 6 euro all C un vero sfruttamento del giovane. E questo che cosa significa? Significa semplicemente questo: la nostra una societ che non crede al protagonismo dei giovani, una societ vecchia, una societ orrenda che pensa che i giovani debbano essere tenuti in casa a non far niente per permettere ai padri di continuare a fare i protagonisti anche quando sono rimbecilliti.

Due parole di consolazione e di stimolo ai ragazzi che non osano uscire di casa.

Ci sono dei ragazzi che a trent sono degli adolescenti che non hanno mai guadagnato, che vivono ancora della mancia domenicale, che usano ancora la macchina del pap e che, se cercano un appartamento non lo trovano, e allora meglio stare a casa con i genitori. Per quanto non sia piacevole infinitamente meglio di quella che uno sarebbe in grado di trovare. E quindi non sono i giovani che vorrebbero andare fuori e le madri non li lasciano andare: si creata una situazione per cui la famiglia d diventato un carcere dorato, perch per fortuna le case dei genitori sono per lo pi gradevoli, il 75% sono di propriet e quindi le si curano. Sono accoglienti e belle e l andare a trovare da qualche parte un buco che costa comunque molto. Poi ci sono anche le patologie, c il mammismo, c chi non si sa staccare dalla madre, per questa patologia e quindi sono casi che vanno curati, ma il clima generale appunto quello di una societ che non crede assolutamente nel protagonismo dei giovani e questa una vergogna.

Si parla tanto di famiglia in questo periodo.

S ma una specie di orazione che cade nel nulla. La famiglia di per s non n un gran bene n un gran male,
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dipende da come funziona e da come la si aiuta perch nell possa creare quella piccola orchestra di cui si parlava.

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Lavorare come consulente implica occuparsi di diversi aspetti della strategia di fundraising delle organizzazioni, dall del piano di fundraising “giusto” per ogni cliente alla sua implementazione, dalla comunicazione alla gestione dei volontari, dai rapporti con i donatori alla valorizzazione delle relazioni dei componenti dei direttivi, dagli incontri con le aziende fino alla formazione delle risorse umane ?

Sara: Cosa ti ha spinto a svolgere questa professione?

Marianna: Sicuramente l di poter essere determinante nella riuscita di progetti che mi appassionavano, in cui credevo, ma che non avevano possibilit di realizzarsi senza una strategia di finanziamento a lungo termine.

Sara: Parlaci di un progetto che stai seguendo in questo periodo.

Marianna: Dal 2008 sono responsabile fundraising del Teatro de Linutile a Padova: il nome, gi lo capite, una provocazione, ma anche una bella sfida per chi deve fare fundraising ? Linutile un piccolissimo teatro da 60 posti ricavata da un ex fabbrica di semafori, che in pochi anni ha saputo guadagnarsi un ruolo e un peso tutto speciale in citt un luogo accogliente e informale dove ognuno pu avvicinarsi al teatro nel modo che preferisce: la prima volta si viene in giacca o tacchi alti, la seconda si torna in jeans e scarpe da ginnastica. L costante di fundraising e il coinvolgimento di soggetti privati ha permesso al teatro di realizzare attivit e i progetti: in questi 5 anni Linutile ha lavorato moltissimo per creare iniziative in grado di favorire la crescita culturale e sociale della comunit locale, incoraggiando la partecipazione alle arti dello spettacolo di diverse categorie di pubblico, in modo particolare dei giovani.

Sara: Parlaci di una campagna o di un progetto a cui stai lavorando in questo momento.

Marianna: Da due anni stata creata una Accademia teatrale professionale che si rivolge per solo a bambini e ragazzi dagli 8 ai 18 anni. Si tratta di un progetto che mette insieme il teatro e la possibilit di intervenire in anticipo sul superamento di situazioni di disagio giovanile tipiche del periodo adolescenziale: stata fondata nel 2011 con il sostegno di un importante fondazione di erogazione locale, che ha creduto nel valore di una Scuola teatrale che sia anche un opportunit di crescita culturale dei nostri ragazzi.

Sara: Quali sono i principali ostacoli che affronti quotidianamente nel tuo lavoro?

Marianna: Soprattutto la scarsa conoscenza del fundraising, poco diffuso nel settore culturale, condotto per lo pi in modo discontinuo e scarsamente professionale, estemporanea, limitata ad occasioni temporanee, ma soprattutto non percepito come funzione strategica nella costruzione di politiche di coinvolgimento dei privati. A questo aggiungo una diversa propensione del donatore medio a donare per progetti in ambito culturale rispetto a “cause” pi sentite come meritorie di sostegno.

Sara: A proposito del tema fundraising e cultura pensi che in Italia qualcosa stia cambiando?

Marianna: Fino ad una decina di anni fa quando ho iniziato ad occuparmi di fundraising per il settore culturale il tema della ricerca di fonti di sostegno alternative a quelle tradizionali toccava solo marginalmente l composito delle istituzioni culturali italiane. In questo arco di tempo la situazione cambiata radicalmente: il ruolo dello Stato si indebolito ( 2.201 milioni di euro stanziati per le arti e la cultura nel 2005 dal MIBAC, a fronte del 1.509 ( 45%) per il 2011) e cos quello degli Enti locali a tutti i livelli. Di fronte a questo cambiamento radicale, tutti i settori della cultura e dello spettacolo si trovano oggi costretti uso non a caso questo termine a ideare nuove politiche di sostenibilit a ridurre la tradizionale dipendenza da un unico finanziatore (quello pubblico, sempre pi indisponibile) e coinvolgere nuovi potenziali donatori, pubblici e privati, al fine di generare un flusso costante di risorse per le attivit istituzionali e lo sviluppo nel tempo. FAI ? Fondo Italiano Ambiente, Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, MAMBO di Bologna, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino: sono solo alcuni casi che gi hanno costruito strategie di raccolta efficaci su diversi mercati. A guardar bene si tratta di organizzazioni in cui viene incentivata la partecipazione consolidata dei privati attraverso lo sviluppo di competenze specifiche (ebbene si, ci sono dei fundraiser anche nelle organizzazioni culturali!) ma soprattutto attraverso scelte basate sul coinvolgimento e sulla valorizzazione del legame con la comunit Molto resta sicuramente da fare, sia in tema di creazione di procedure incentivanti la donazione, ma soprattutto di crescita di una cultura del fundraising sia all delle organizzazioni culturali stesse, sia tra i potenziali sostenitori, aziende o privati cittadini. Pur essendo nel Paese che tanto decanta la Cultura tra i propri asset strategici sviluppo, direi che c solo da rimboccarsi le maniche e cominciare: la strada si presenta lunga e difficile ?

Sara: Se avessi una bacchetta magica cosa cambieresti nel tuo lavoro? E nel nonprofit?

Marianna: Vorrei vedere maggiormente riconosciuta la professionalit dei fundraiser, sia dai potenziali sostenitori, sia molto spesso dalle stesse organizzazioni non profit (parlo soprattutto di quelle medio piccole che sono il mio quotidiano).

Sara: Chi o che cosa ti ha influenzato di pi nella vita?

Marianna: In primis i miei genitori, che mi hanno insegnato la differenza che esiste nel fare il proprio lavoro con infinta passione o scaldare una sedia. Ma ci che pi mi ha cambiata stato negli ultimi anni l diventata mamma di due splendidi bambini, Edoardo e Marta, che hanno allargato la mia capacit di empatia con le persone che incontro oggi nel mio lavoro e che mi danno ogni giorno la voglia di fare qualcosa per migliorare il mondo che sar loro domani.

Sara: Descrivici il tuo giorno “perfetto”

Marianna: Il giorno perfetto quello in cui arrivano risultati di lavoro di mesi e si raggiungono traguardi insperati, dati per irraggiungibili. Il giorno perfetto quello in cui riesco a sentire che le persone con cui o per cui lavoro comprendono il senso di ci che facciamo insieme e percepiscono la passione che sta dietro a questa professione lasciandosi in qualche modo coinvolgere, trasportare.
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