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Lavorare come consulente implica occuparsi di diversi aspetti della strategia di fundraising delle organizzazioni, dall del piano di fundraising “giusto” per ogni cliente alla sua implementazione, dalla comunicazione alla gestione dei volontari, dai rapporti con i donatori alla valorizzazione delle relazioni dei componenti dei direttivi, dagli incontri con le aziende fino alla formazione delle risorse umane ?

Sara: Cosa ti ha spinto a svolgere questa professione?

Marianna: Sicuramente l di poter essere determinante nella riuscita di progetti che mi appassionavano, in cui credevo, ma che non avevano possibilit di realizzarsi senza una strategia di finanziamento a lungo termine.

Sara: Parlaci di un progetto che stai seguendo in questo periodo.

Marianna: Dal 2008 sono responsabile fundraising del Teatro de Linutile a Padova: il nome, gi lo capite, una provocazione, ma anche una bella sfida per chi deve fare fundraising ? Linutile un piccolissimo teatro da 60 posti ricavata da un ex fabbrica di semafori, che in pochi anni ha saputo guadagnarsi un ruolo e un peso tutto speciale in citt un luogo accogliente e informale dove ognuno pu avvicinarsi al teatro nel modo che preferisce: la prima volta si viene in giacca o tacchi alti, la seconda si torna in jeans e scarpe da ginnastica. L costante di fundraising e il coinvolgimento di soggetti privati ha permesso al teatro di realizzare attivit e i progetti: in questi 5 anni Linutile ha lavorato moltissimo per creare iniziative in grado di favorire la crescita culturale e sociale della comunit locale, incoraggiando la partecipazione alle arti dello spettacolo di diverse categorie di pubblico, in modo particolare dei giovani.

Sara: Parlaci di una campagna o di un progetto a cui stai lavorando in questo momento.

Marianna: Da due anni stata creata una Accademia teatrale professionale che si rivolge per solo a bambini e ragazzi dagli 8 ai 18 anni. Si tratta di un progetto che mette insieme il teatro e la possibilit di intervenire in anticipo sul superamento di situazioni di disagio giovanile tipiche del periodo adolescenziale: stata fondata nel 2011 con il sostegno di un importante fondazione di erogazione locale, che ha creduto nel valore di una Scuola teatrale che sia anche un opportunit di crescita culturale dei nostri ragazzi.

Sara: Quali sono i principali ostacoli che affronti quotidianamente nel tuo lavoro?

Marianna: Soprattutto la scarsa conoscenza del fundraising, poco diffuso nel settore culturale, condotto per lo pi in modo discontinuo e scarsamente professionale, estemporanea, limitata ad occasioni temporanee, ma soprattutto non percepito come funzione strategica nella costruzione di politiche di coinvolgimento dei privati. A questo aggiungo una diversa propensione del donatore medio a donare per progetti in ambito culturale rispetto a “cause” pi sentite come meritorie di sostegno.

Sara: A proposito del tema fundraising e cultura pensi che in Italia qualcosa stia cambiando?

Marianna: Fino ad una decina di anni fa quando ho iniziato ad occuparmi di fundraising per il settore culturale il tema della ricerca di fonti di sostegno alternative a quelle tradizionali toccava solo marginalmente l composito delle istituzioni culturali italiane. In questo arco di tempo la situazione cambiata radicalmente: il ruolo dello Stato si indebolito ( 2.201 milioni di euro stanziati per le arti e la cultura nel 2005 dal MIBAC, a fronte del 1.509 ( 45%) per il 2011) e cos quello degli Enti locali a tutti i livelli. Di fronte a questo cambiamento radicale, tutti i settori della cultura e dello spettacolo si trovano oggi costretti uso non a caso questo termine a ideare nuove politiche di sostenibilit a ridurre la tradizionale dipendenza da un unico finanziatore (quello pubblico, sempre pi indisponibile) e coinvolgere nuovi potenziali donatori, pubblici e privati, al fine di generare un flusso costante di risorse per le attivit istituzionali e lo sviluppo nel tempo. FAI ? Fondo Italiano Ambiente, Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, MAMBO di Bologna, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino: sono solo alcuni casi che gi hanno costruito strategie di raccolta efficaci su diversi mercati. A guardar bene si tratta di organizzazioni in cui viene incentivata la partecipazione consolidata dei privati attraverso lo sviluppo di competenze specifiche (ebbene si, ci sono dei fundraiser anche nelle organizzazioni culturali!) ma soprattutto attraverso scelte basate sul coinvolgimento e sulla valorizzazione del legame con la comunit Molto resta sicuramente da fare, sia in tema di creazione di procedure incentivanti la donazione, ma soprattutto di crescita di una cultura del fundraising sia all delle organizzazioni culturali stesse, sia tra i potenziali sostenitori, aziende o privati cittadini. Pur essendo nel Paese che tanto decanta la Cultura tra i propri asset strategici sviluppo, direi che c solo da rimboccarsi le maniche e cominciare: la strada si presenta lunga e difficile ?

Sara: Se avessi una bacchetta magica cosa cambieresti nel tuo lavoro? E nel nonprofit?

Marianna: Vorrei vedere maggiormente riconosciuta la professionalit dei fundraiser, sia dai potenziali sostenitori, sia molto spesso dalle stesse organizzazioni non profit (parlo soprattutto di quelle medio piccole che sono il mio quotidiano).

Sara: Chi o che cosa ti ha influenzato di pi nella vita?

Marianna: In primis i miei genitori, che mi hanno insegnato la differenza che esiste nel fare il proprio lavoro con infinta passione o scaldare una sedia. Ma ci che pi mi ha cambiata stato negli ultimi anni l diventata mamma di due splendidi bambini, Edoardo e Marta, che hanno allargato la mia capacit di empatia con le persone che incontro oggi nel mio lavoro e che mi danno ogni giorno la voglia di fare qualcosa per migliorare il mondo che sar loro domani.

Sara: Descrivici il tuo giorno “perfetto”

Marianna: Il giorno perfetto quello in cui arrivano risultati di lavoro di mesi e si raggiungono traguardi insperati, dati per irraggiungibili. Il giorno perfetto quello in cui riesco a sentire che le persone con cui o per cui lavoro comprendono il senso di ci che facciamo insieme e percepiscono la passione che sta dietro a questa professione lasciandosi in qualche modo coinvolgere, trasportare.
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