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La prima intervista è possibile leggerla nell’archivio di Trucioli Savonesi. Al termine di questo servizio, segue una carrellata, attraverso i giornali dell’epoca, di alcune vicende che videro l’allora primario di dermatologia alla ribalta della cronaca nazionale. Nelle precedenti puntate abbiamo intervistato Gerry Delfino, mitico libraio di Albenga che con “Trucioli” si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, andando giù duro, come si suole dire. Nessuno ha “potuto” smentirlo. Poi è toccato al decano del foro, Umberto Ramella, penalista, noto esponente del Psdi ligure e savonese ai tempi di Saragat. Ramella è laiguegliese doc dai mille ricordi e ai vertici della massoneria ufficiale di Piazza del Gesù.

Risposta : .

DOMANDA A quando risale la sua prima sperimentazione clinica?

Risposta .

DOMANDA Perché lei fu il primo in Europa ad applicare questa sperimentazione?

Il presidente della Schering americana era un italoamericano ed ha ritenuto di inviare le prime 2000 compresse a Milano, anziché negli altri stati europei. Ciò permise di salvare subito due vite che, senza i derivati cortisonici, si sarebbero estinte>.

DOMANDA E la curiosa vicenda citata nella precedente puntata sull’uso all’ospedale San Paolo, ai suoi tempi, di farmaci non registrati e delle polemiche che ne seguirono anche sui giornali?Nella foto ricordo: il prof. Luigi Bruni, in reparto al San Paolo, durante un Natale, con i colleghi Raimondo, Santoro, Bertolotto, Minuto, Cavaleri. Le caposale Benita Olcese e Gabriella Borro. Gli infermieri Rosanna, Edoardo Pescio, Romeo Minutelli (deceduto), Angela, Mariuccia, Clelia, Graziella e Mario Bernat. Mancano nella foto il dottor Tagliapietra, il dottor Spano.

DOMANDA Altri tempi al San Paolo, ma la ricerca clinica effettuata nel suo reparto era un’eccellenza in Italia e all’estero, faceva notizia. Ricordarla non sarebbe male. Per non dimenticare.

Tutti i lavori, soprattutto di natura clinica e di terapia, come si addice ad una struttura ospedaliera, hanno portato alla rilevanza di casi di non comune osservazione, come, ad esempio, un caso di Leshmaniosi palpebrale, non diagnosticata in altri istituti comprese cliniche universitarie d’Oltralpe, portato a guarigione nel nostro reparto.

Oltre a numerosi altri casi analoghi, che tralascio di ricordare per brevità.

L’attività della nostra divisione è stata pure documentata da tre congressi.

Il primo ad Albisola Marina, nel 1972, della sezione ligure lombardo piemontese della società di Dermatologia e Sifilografia.

Il secondo a Spotorno, nel 1975, congresso nazionale con 500 partecipanti dell’Associazione dermatologici ospedalieri italiani.

Il terzo e ultimo, nel 1989, a Sanremo. Congresso nazionale con 800 partecipanti provenienti da tutta Italia. Ma numerosi anche gli appartenenti alle nazioni mediterranee, mitteleuropee e del Regno Unito.

I temi del congresso di Sanremo furono 3. a) La dermatite atopica. b) Le reazioni cutaneo mucose da farmaci. c) Il controllo delle malattie sessualmente trasmesse.

Il primo tema trattava soprattutto la terapia locale, di fondamentale importanza per il benessere del bambino eczematoso.

Il secondo tema destò molto interesse in quanto le reazioni cutaneo mucose da farmaci sono sempre più d’attualità per l’uso e l’abuso di farmaci assai frequente.

Tra le reazioni più gravi, di mortalità elevata (70 80 per cento), per la totale compromissione dell’organo cutaneo e delle mucose, c’è la “necrolisi epidermica tossica” o “toxi epidermal necrolysis”, come la definì il dottor Lyell, dermatologo scozzese, ad indicare il quadro clinico ed anatomopatologico ad un tempo.

La malattia consiste nel distacco improvviso e, nei casi gravi, totale (su tutta la superficie cutanea) dell’epidermide dal derma, con messa a nudo del derma stesso, il più delle volte sanguinante ed insorge dopo l’assunzione di uno o più farmaci.

La necrolisi riguarda però anche le mucose in tutte le localizzazioni (orali, congiuntivale e genito anale).

Il distacco avviene a livello della giunzione dermoepidermica, ove ha luogo la reazione immunitaria, un vero “conflitto” immunologico che può considerarsi del 4 tipo, seconde Gells e Coombs, con anticorpi IGg che legano cellule “naturalkiller”, linfociti T citotossici e macrofagi.

La patogenesi rimane comunque molto complessa con punti oscuri e discutibili in cui, in definitiva, l’ipersensibilità individuale rimane determinante, specie nei casi in cui il farmaco individuato come responsabile resta unico (la vecchia idiosincrasia?).

Soprattutto la terapia locale (accanto a quella generale) realizzata dai nostri infermieri con impegno ed eccezionale perizia fu, in ogni caso determinante per in successo.
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