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In un pomeriggio indaffarato a caricare l di scartoffie tra le urla generali dei miei figli e i loro amici, ansiosi di andare all festa di compleanno, la mia misteriosa vicina di casa mi vede, si avvicina e mi fa una proposta che proprio non mi aspettavo. Quel tempo che troppo spesso ci scivola e non ci fa soffermare sui dettagli, su chi ci sta attorno, sui bisogni di chi vive vicino a noi. Sì, per una volta, maledetto tempo tiranno, ho deciso di dominarti, di tralasciare qualche impegno e di gettarmi nella scrittura

Ci diamo appuntamento per la mattina dopo e mi dice di prepararmi al peggio in quanto la sua è una storia molto triste. E strano come, prima di allora non avessi notato certi dettagli. Le chiedo se gradisce un caffè, ma lei preferisce cominciar subito e allora accendo il pc portatile e mi preparo a prendere appunti. Sento un certo imbarazzo iniziale, ma dopo un grosso sospiro comincia a raccontare.

nata l aprile 1965 in una campagna sperduta della Polonia centrale a 8 km da Zloczew, provincia di Lodz. Un posto remoto, lontano da tutto, dove anche per andare a scuola bisognava fare 2 km a piedi in mezzo alla neve che ti arriva fino alle ginocchia. Sono la seconda di tre fratelli: Stanislavo, Elisabetta, ovvero io, e Magda. Io e mio fratello avevamo soltanto 14 mesi di differenza, ci ritenevamo gemelli. Abbiamo passato insieme gran parte della nostra infanzia e frequentavamo addirittura la stessa classe delle elementari. La mamma preparava spesso il bbapka wielkanocna, un dolce semplice che ancora oggi cucino per mia figlia e che, tutte le volte, mi ricorda il profumo di papà.

Mamma era una grande lavoratrice. Forte e determinata, riusciva a svolgere lavori da uomo. Curava le bestie in campagna e si occupava della casa e dei suoi tre figli con una forza notevole, sapendo essere allo stesso tempo anche molto femminile.

Ricordo ancora che, pur occupandosi dei maiali, quando andava in paese doveva essere perfetta, profumata con fondotinta e trucco fiammante. Mamma era anche molto materna e ho ben chiara la sua sagoma che spunta dalla finestra d in attesa che io e mio fratello tornassimo da scuola, ad attenderci un brodo bollente e ristoratore. Ecco perché adoro il cibo bollente: mi ricorda la mia vecchia casa sperduta nei campi e mia madre.

A 16 anni ho deciso di iscrivermi all tecnico ed è così che sono andata ad abitare a casa di mia zia che viveva a 60 km da casa mia. Sono stata con loro per un anno poi mia zia si è spostata per lavoro e ho diviso l con altre quattro ragazze. A me non piaceva studiare quindi avevamo fatto un patto: io cucinavo e le mie amiche svolgevano i compiti al posto mio.

Non avevo mai smesso di essere ribelle, così come da bambina, anche a scuola ne combinavo di tutti i colori. Il mio carattere ribelle e restio alle regole mi ha portato ad abbandonare scuola a 18 anni senza fare nemmeno l di maturità. Ho trovato lavoro a Lodz come impiegata in una piccola azienda di scarpe e ciabatte dove sono rimasta per un anno circa. Mi aveva colpito perché molto distinto ed elegante, educato,
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sulla trentina. Sentivo il suo respiro su di me e una sensazione di euforia mi pervadeva tutto il corpo. Siamo diventati presto amanti, lui 33 anni, io 20 e non si trattava di un uomo qualunque, ma del segretario dell della Thailandia in Polonia. La mia vita scorreva felicemente, mi sembrava di vivere in una favola e pensavo che il principe azzurro sarebbe rimasto per sempre accanto a me. Lui è passato subito al dunque facendo capire che faceva parte dei servizi segreti e che era da un po che mi seguiva. Mi ha pervaso un brivido di terrore quando poi mi ha parlato della mia famiglia dicendomi che se solo avessi provato a parlare con qualcuno del nostro incontro avrebbe sicuramente fatto del male a qualcuno dei miei cari. Ma cosa voleva da me quell Mi proponeva di lavorare per lui come spia. Mi proponeva due modalità: lavorare come impiegata presso un o seguirlo in Giappone dove avrei fatto l’ sosteneva che i giapponesi andassero matti per le bionde come me. Io però mi sono rifiutata nonostante le promesse di soldi e regali. Mi ha costretta però a firmare un documento dove assicuravo di non far parola del nostro incontro. Da lì però è iniziato il calvario. Continuavo ad avere incubi sull dei servizi segreti e non riuscivo a dormire, mi sembrava di essere continuamente spiata. Non sono stati anni facili. Il regime era opprimente. Il mio amane thailandese veniva sempre meno spesso a trovarmi fino a quando, a tre mesi dal nostro incontro, è stato trasferito in Thailandia. Da 63 kg sono passata a 48 kg. Ero anemica e non sapevo che quelli fossero i primi segnali di una brutta malattia con cui convivo tutt Ho deciso di licenziarmi e cercare di scappare dalla Polonia, lontano il più possibile. L svago era rimasto l per la lettura. Una mia amica che viveva in Germania mi aveva proposto un matrimonio combinato per avere il permesso di soggiorno, ma ho rifiutato: sposarmi con un estraneo sarebbe stato un sacrificio troppo grande.

Sono tornata in Polonia dopo un breve soggiorno a Francoforte, un regista mi ha proposto di andare in Italia per lavorare come ballerina, ho colto la palla al balzo. Era il 1989 l della caduta del muro. Arrivata a Roma una ragazza mi ha portato in un locale pieno di ragazze straniere, si trattava di un pub pieno di prostitute e di nuovo la voglia di scappare mi ha pervaso. Ho deciso di rimanere anche se il lavoro di ballerina in questo tipo di locali non mi entusiasmava, ho scelto di farlo per disperazione. Ogni 15 giorni ci sbattevano qua e là cambiando zona in modo che i clienti non ci perseguitassero. Me ne sono innamorata e dopo poco mi ha chiesto di sposarlo. Finalmente la luce. Ma non è tutto oro quello che luccica. Ben presto, infatti, è diventato freddo e mi insultava, ho scoperto che soffriva di disturbo bipolare. L accettato per amore, speravo che dei figli lo avrebbero cambiato, ma provavamo di continuo senza risultati. Eravamo sterili. Ci siamo sottoposti a pesanti cure di fertilità, ma nulla, ancora una volta il destino era spietato. Poi un giorno abbiamo deciso di adottare un bambino, non è stato per niente semplice, all però un miracolo: ero incinta! Sono stati giorni di grande euforia, dopo nove mesi è nata Margherita la mia splendida bambina dagli occhi azzurri. Sembrava un momento felice, anche con mio marito stava andando tutto bene, tutto fino ad una terribile telefonata: mio fratello Stanislao era morto a seguito di un incidente. Mia mamma dal dolore si ammala e subisce due operazioni, il peggio doveva ancora arrivare. Mia figlia scopre nel telefono del padre un messaggio strano: mi aveva tradito con una escort durante il suo ultimo lavoro in Italia. Non facevo altro che piangere, mia figlia aveva capito tutto, aveva già undici anni non era più una bambina. Adesso con lui siamo in guerra. Io intanto combatto con la mia malattia, dura e inesorabile che non lascia scampo: l reumatoide. E il regalo che mi ha lasciato il regime comunista. Si congeda con sofferenza, ma sembra che si sia liberata di un peso. Ha disobbedito al contratto di silenzio che aveva sottoscritto agli agenti dei servizi segreti,
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è stata sempre una ribelle. La prossima volta che la incontrerò la guarderò con occhi nuovi e starò attenta al suo sguardo. Nonostante questa storia lei appare sempre molto forte e determinata. Una donna che combatte quotidianamente con un mostro interiore: la paura.