ugg colorati Gli occhi di un pap pieni di stupore per il nuovo che arriva

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Ai piedi aveva sneakers fosforescenti color aragosta, in testa un berretto di lana con finti occhiali da motociclista incollati sopra. Ma quelle mani, incrociate dietro la schiena quante volte sua figlia gli aveva detto di non tenerle cos come un vecchio!

Quella sera di dicembre era passata da Milano, la citt in cui viveva da cinquant esatti. Passava sempre, sua figlia, non andava a trovarlo mai c differenza tra capitare e arrivare, ma suo padre non se n mai accorto. Era sempre felice di andarla a prendere alla stazione partendo da casa un prima, ormai guidava in maniera stramba e tutti gli suonavano il clacson contro ma non era colpa sua, si difendeva offeso, se le strade continuavano a cambiare, come quei treni velocissimi da cui lei scendeva parlando al telefono anzich salutare lui che l al freddo da mezz

Quella sera aveva tanto insistito per portarla a Porta Nuova: doveva proprio farle vedere quel nuovo quartiere con le torri, piazza Alvar Aalto e piazza Gae Aulenti, le luci dei led, i maxi schermi delle pubblicit i negozi tutti nuovi che non capiva cosa vendessero, ma erano nuovi e tanto bastava. Avevano cenato in un ristorante fusion come gli piaceva ripetere quella parola, insieme a tutte le altre, food, lifestyle, cool, non importava se non sapeva cosa volessero dire, le ripeteva e gli sembrava di aver imparato di colpo l lui che aveva la avviamento

Peccato che non sapesse mai cosa ordinare in posti come quello, messicano giapponese indiano e forse pure qualcos rileggeva il men dieci volte ma finiva per prendere lo stesso della figlia.

basta, mangio questa roba tutti i giorni per lavoro, uguale da Lima a Parigi. La prossima volta non possiamo andare in una trattoria? si lamentava. Lui non riusciva proprio a capire come si potesse anche solo pensare di tornare indietro ai tempi delle osterie, delle cotolette alla milanese e delle trippe d del vino rosso in caraffa e della tovaglia di carta, cose che appartenevano a quegli Anni Sessanta e Settanta in cui era stato giovane e brillo ogni sera a Milano. Quello era il passato, ora nemmeno vivevano pi nel presente, ma direttamente nel futuro, pensava, e intanto ordinava un mojito per brindare a quella modernit strabiliante che il 2017 gli aveva portato in dono e che, nel nuovo anno in arrivo, sarebbe stata ancora pi moderna.

L della cena, le 19:30, tradiva che aveva ancora molti passi da fare per abituarsi al jet lag contemporaneo in cui al ristorante si va non prima delle 22. Ma aveva una certa fretta, anzi, era eccitato: non vedeva l di passeggiare con la figlia sulla nuova passerella che,
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sospesa per 900 metri, collega corso Como a via Galileo Galilei. Voleva che lei si emozionasse quanto lui nell quei grattacieli persino gli alberi ci avevano piantato sopra! Camminava lento, ebbro di modernit la bocca aperta come un bambino e gli occhi verso il cielo, verso quello skyline che lo commuoveva ogni volta. guarda, Milano sembra New York! Guarda che futuro! e intanto piangeva.

Mezzo secolo non riuscito a cancellare in mio padre il ricordo del piccolo paesino del Veneto, frazione di frazione di comune, in cui nato e cresciuto per i primi venticinque della sua vita. Le scarpe che non erano mai nuove, ma sempre usate da altri prima di lui, aggiustate con i chiodi infilzati direttamente nella suola di cartone. Sua madre che allevava in casa bachi da seta e che cantava sempre di gioia, suo padre nella stalla del padrone, i suoi fratelli maggior subito in fabbrica, destino da operai.

Quando era bambino a casa si festeggiava il Natale con un mandarino e un biscotto di pasta frolla in regalo, non il Capodanno: la sera del 31 dicembre la famiglia andava a letto alla stessa ora del 30, al tramonto, e si svegliava all del primo giorno dell nuovo come se nulla fosse. Delle volte sua madre, mia nonna, si scordava di cambiare calendario e allora si accorgevano che gennaio era iniziato solo dopo l quando ormai era tempo per tutti di tornare al lavoro.

Giuseppe ha scoperto la magia del veglione il conto alla rovescia, lo spumante a vent negli Anni Sessanta, quando era arrivato a Milano per lavoro. Subito dopo sono arrivati i Settanta e ogni anno nuovo era diventato di piombo. Negli Anni Ottanta sono nata io, ricordo le mutande rosse che mi comprava per quella notte che aveva imparato ad amare alla follia. Nei Novanta non ha pi avuto tempo per festeggiare, troppo impegnato a lavorare in un decennio in cui ogni giorno faceva (economicamente) boom. Del passaggio al nuovo Millennio ricorda solo due cose: le persone care che non sono riuscite ad arrivare al traguardo del Duemila e quell piovuto dal cielo per lui che, ancora oggi, converte i prezzi in lire. Degli Anni Dieci invece non vuole ricordare niente, ho provato ad insistere, ma parla solo di crisi economica, del suo lavoro di commerciante che non ha pi senso ma che continua a svolgere ogni giorno, eroe sempre pi stanco, tra Amazon che pronuncia Amazzon come l , e quei social network che non sa e non vuole usare, ma tutti a ripetergli che il futuro nascosto l dentro. E invece no, pensava mio padre quella sera: il futuro in quei grattacieli che svettavano davanti a lui. Ed era per troppa modernit che piangeva.

Non so cosa ci porter il 2018, ma so che sar pi sbalorditivo per mio padre che per me che nella contemporaneit sono nata. Grazie a lui ho capito che il futuro si misura in base al passato che si ha alle spalle, e pi il secondo aumenta pi il primo si fa incredibile. Come passare in settantaquattro anni dall degli Zoccoli al Bosco verticale. Quella sera l abbracciato forte, questo mio babbo che ogni anno diventa sempre pi bambino anzich vecchio nella sua meraviglia. E gli ho sussurrato sotto il suo berretto da ragazzino: pap ti voglio bene cos fiera di lui e di ci che ha vissuto.
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