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Vi chiedo scusa se mi intrometto nelle vostre conversazioni filosofiche. Voglio sottoporre alla vostra attenzione un documento

“La disputa sul sacramento eucaristico ferveva come non mai , all’epoca di Galileo”

“Fu una storia lunga e difficile quella del conflitto fra la ragione e la fede. Al suo confronto, l’opposizione alla verità astronomica eliocentrica fa la figura di un episodio marginale, di breve durata”

“Ora la dottrina della transustanzazione poneva molte sfide alla comprensione umana”

“Al dogma della transustazazione era facilmente assegnabile un grande destino filosofico”

“Si capisce così perché nessuna filosofia fosse più consona alle esigenze della fede della metafisica aristotelico tomistica, il cosidedetto ilemorfismo”

“Quando ci si rese conto di questo grande vantagggio della filosofia di san Tommaso, caddero tutti i preconcetti e le remore inizialmente nutrite contro l’adozione non solo della logica, ma anche della filosofia della natura di un filosofo pagano come Aristotele”

“Tutti costoro si scontrarono , come un giorno anche Galileo, con la questione eucaristica”

“Fu in grande misura in funzione del successo con cui permetteva di affrontare i problemi filosofici e logici dell’eucarestia che la dottrina aristotelica della materia adottata da san Tommaso l’ilemorfismo, vocabolo oggi negletto ha avuto un successo nell’insegnamento filosofico ufficiale più durevole rispetto a qualsiasi altra teoria della costituzione dei corpi naturali. Tant’é che viene ancora insegnato nelle università cattoliche dei nostri giorni”

Ho riportato alcuni passaggi tratti dal libro “Galileo Eretico” di Pietro Redondi (Einaudi). La tesi dell’autore è che il processo a Galileo, accusato di professare l’eliocentrismo, fu una copertura per una colpa ben più grave quella di avere sostenuto la teoria atomistica che metteva in serio pericolo il dogma dell’eucaristia.

Modificato da Mario Marchitti il 23/09/2003 000123

“Un corpo, secondo questa teoria [l’ilemorfismo], è composto di due principi metafisici la materia, che dà al corpo la sua estensione, e la forma, principio qualitativo che gli conferisce attività e proprietà specifiche. Un sostanza è il prodotto di questi due principi. Ora, nell’eucaristia, si aveva sostanza diversa dalla sua estensione, dato che la sostanza del corpo di Cristo non coincideva evidentemente né con l’estensione dell’ostia né con le proprietà sensibili di questa.

Il grande vantaggio della teoria ilemorfistica era di carattere economico essa permetteva di ridurre il mistero dell’eucaristia a un miracolo solo. Ossia la sola separazione miracolosa di un corpo dalla sua estensione.

Separata così la materia dall’estensione, ossia dalla quantità, la transustanziazione diventava una dottrina perfetamente razionale.

Galileo non parlava di eucaristia, nel Saggiatore, e noi a tanta distanza di tempo possiamo stupirci di un’obiezione dottrinale apparentemente così lontana dalla fisica. Ma nel secolo XVII, come abbiamo visto, “colore, odore, sapore” erano termini culturali che designavano prima di ogni altra cosa l’esperienza quotidiana del miracolo eucaristico. Erano parole del linguaggio teologico e della vita religiosa di tutti i giorni.

C’erano insomma una erudizione secolare, dei presupposti intellettuali e una mentalità, dietro quelle parole.

Ma Galileo con il Saggiatore aveva voluto attaccare l’erudizione, il principio dell’autorità dogmatica, il consenso sottomesso alla tradizione e, soprattutto , l’inestricabile connessione piena di equivoci fra la ragione e la fede. Né lui né i suoi editori romani, esperti in teologia, potevano ignorare la pericolosità delle parole “colore, odore, sapore” o la delicatezza del rapporto fra sostanza e quantità. Ma la loro fede contemplativa imponeva di abbandonare anche su quel punto delicato, il più importante, la commistione fra scolastica e fisica.

La filosofia del Saggiatore annunciava la rovina della nuova scolastica?”

Pietro Redondi Galileo Eretico Einaudi

Ma forse, nella vicenda Galileo c’era un’altra realtà, reticente, inafferrabile. Siamo andati a cercare la realtà lasciata in ombra dalla storia ufficiale chiedendoci se da essa poteva dipendere il valore di verità extralinguistica e extrascientifica della sostituzione di teorie in fisica da parte di Galileo.

Insensibile ai vecchi schemi illuministici e positivistici, questo libro ha cercato di essere sensibile alla civiltà del secolo XVII, il secolo dell’ombra rivelatrice in pittura e della dissimulazione onesta, arte della prudenza, nella vita civile e intellettuale.

Il tempo di Galileo era la culla inesauribile dell’astuzia e della stupefazione. Esso ci ha riservato l’emozione di nuove risposte, di nuovi documenti rimasti celati nelle zone d’ombra della vicenda di Galileo e della rivoluzione scientifica di cui fu un pioniere e, se si vuole, un martire.

Pertanto questo libro non spiega tutto, cerca di capire e di capire dal didentro erano i vecchi schemi a spiegare tutto, a salvare tutte le apparenze e ad impedire di comprendere.”

Pietro Redondi, Galileo Eretico, Einaudi

“Gli storici della scienza alzano le spalle cosa ha che fare la teologia eucaristica con la fisica e la matematica di Galileo o di Descartes? Uno pseudoargomento di qualche gesuita velenoso come uno scorpione, un argomento puramento dialettico per nuocere a Galileo, un “machiavello” pieno di malizia. Un argomento extrascientifico, dunque non serio, non interessante. Un’infamia, indegna di considerazione storica, da registrare al massimo nell’inventario del fanatismo teologico di alcuni colti scienziati gesuiti. Penso che siano stati argomenti del genere a far trascurare completamente, anche quando essa era ben visibile, la questione contro la quale la fisica di Galileo si era scontrata.

E le teorie eucaristiche di Descartes, Varignon, Leibniz? Gli storici della scienza sorridono con indulgenza.

Gia, come spiegare l’aspra passione, per noi incomprensibile, con cui tanti uomini di cultura scienziati, teologi, filosofi (impersonati spesso dalle medesime persone) diedero il meglio delle loro preoccupazioni intellettuali e anche la loro vita, per argomenti che sembrano cosi scolastici. Come spiegare a quegli uomini cattolici del secolo XVII che noi, oggi, non capiamo le loro passioni speculative e che preferiamo guardare altrove, perche esse ci imbarazzano, in quanto noi siamo discendenti di Galileo e, dopo tanto tempo, siamo diventati tutti, cattolici e laici, dei moderni bigotti scientifici. “
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