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Il fenomeno della Dark Polo Gang, nato in un quartiere nel cuore di Roma come il Rione Monti ed esploso sul web grazie ai numeri delle visualizzazioni dei video delle loro canzoni, dopo aver fatto parlare molto di sé in rete e suscitato le indignazioni degli esponenti della scena rap italiana (più sotto vedremo perché) è approdato ora sui media tradizionali come tv (il servizio del programma televisivo “Nemo” di Rai 2 è praticamente un cult su Facebook e dintorni) e quotidiani e ha cominciato anche a scalare le classifiche (“Caramelle” si è spinta fino al terzo posto). Ma cos’è la Dark Polo Gang?

Nonciclopedia, la parodia di Wikipedia, ci presenta la DPG come “un’allegra banda di tronisti sottratti al mondo della moda e delle rapine a mano armata per motivi tutt’ora al vaglio degli inquirenti”. In realtà, si tratta di un collettivo rap romano nato nel 2014 i cui membri sono Side, Pyrex, Tony e Wayne: il primo brano pubblicato dalla Dark Polo Gang è “HYPERVENOM”, uscito nell’aprile del 2014.

Loro stessi, però, rifiutano l’etichetta di “collettivo rap”, sostenendo di non avere nulla a che fare con la scena rap italiana: il genere che praticano è la trap, che mischia la struttura ritmica tipica dei pezzi rap a sonorità più elettroniche. Questo genere ultimamente è entrato in voga anche in Italia: oltre alla Dark Polo Gang, gli esponenti della trap italiana sono Ghali, Enzo Dong, Tedua e Sfera Ebbasta (oggetto di una parodia di Salmo che ha rappresentato la scintilla di una polemica tra i due).

Non a caso, nel corso della sua carriera fino ad oggi i ragazzi della Dark Polo Gang hanno collaborato a più riprese con tutti gli altri esponenti della scena trap: con Sfera Ebbasta hanno pubblicato “Cavallini” (un titolo connesso al significato del nome del gruppo: i “Cavallini” sono il simbolo della Raplh Lauren, nota casa di moda specializzata nella produzione di polo ma “cavallini” è anche il nome attraverso il quale, in gergo, si indicano i piccoli spacciatori), “Bang bang” e “Fiori del male” (che viaggia intorno ai 7,5milioni di visualizzazioni su YouTube), con Izi hanno registrato “Swisher”, con Enzo Dong hanno inciso “Aldilà”, con Danien The “Byebye”.

Fino ad oggi, i quattro membri della Dark Polo Gang sono stati discografici di loro stessi: hanno pubblicato la loro musica su internet (il loro album d’esordio, “Full metal dark”, è uscito nel 2015 in free download) e hanno promosso tutte le loro attività sui social network. Le canzoni della Dark Polo Gang sono prodotte quasi tutte da Sick Luke, nome d’arte dietro al quale si nasconde Luke Barker, romano, classe 1994: insieme a Charlie Charles è uno dei producer più noti della scena trap italiana e viene considerato una sorta di quinto membro del collettivo. Il regista dei video della DPG è invece ALXSSVNDROMAN, ex componente del gruppo di filmaker Romeyork, che è anche il manager del collettivo.

I quattro ragazzi della Dark Polo Gang curano molto la loro immagine: nei video e nelle loro apparizioni pubbliche sfoggiano abiti griffati e citano esplicitamente nei loro testi marchi di case di moda di lusso. E amano provocare: lo fanno sia indossando accessori e abiti tipicamente femminili (gioielli, orecchini, fazzoletti in testa, pantaloni aderenti e giacchetti rosa o leopardati) sia con atteggiamenti che accendono polemiche. Come quella volta in cui Tony ha pubblicato una foto su Instagram in cui si baciava con Side: “Trap lover. Sono frocio per mio fratello”, ha scritto nella didascalia. La foto, in realtà, è un fermoimmagine di una scena tagliata dal video di “Mafia”,
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brano nel cui ritornello compare un verso che fa: “Bacio in bocca come i mafiosi”.

Nei testi delle loro canzoni citano esplicitamente case di moda di lusso: “Mi piacciono Fendi e Gucci”, dicono in “Cavallini”. Potremmo dire che i testi dei brani della Dark Polo Gang sono un rincorrersi di marchi e firme e parlano quasi tutti della stessa cosa: l’esaltazione del denaro. In questo modo, Side, Pyrex, Tony e Wayne esprimono la loro distanza dai luoghi comuni del rap italiano, dalle rime incazzose: “Ho provato a sentire ‘sti cazzo di rapper italiani, ho visto che facevano tutti schifo, quindi ho detto: ‘Fondamentalmente potrei fare i soldi con questa roba’. E mi ci sono buttato”, ha detto uno dei quattro componenti del collettivo, parlando di ciò che lo ha spinto a cimentarsi con le rime, nell’intervista a “Nemo”. “Non c’è messaggio”, paradossalmente, è il messaggio alla base dei pezzi della DPG.

Proprio per questo motivo, il collettivo è divenuto il bersaglio principale delle critiche di alcuni degli esponenti della scena rap italiana: “Ho visto un video e veramente mi fanno tenerezza. Sembrano bambini che hanno visto troppi film”, ha scritto Inoki sui social a proposito della Dark Polo Gang. Marracash, invece, ha detto di loro:

“Anche i DPG dicono ‘noi non siamo rapper’, però, che tu lo voglia o no, se ti abbeveri alla fonte del rap sei un rapper. Quest’approccio ‘io non sono un rapper’ lo avevano anche i Dogo, l’avevo anche io: è l’approccio del newcomer che arriva e dice ‘no io non c’entro niente con voi’. Poi dopo 5 anni, o 3 anni, o 2 anni, o 1 anno, vieni inglobato da quel mondo, e alla fine sei rapper a tutti gli effetti”.

Sulla Dark Polo Gang si è espresso anche un peso massimo del rap italiano come Fabri Fibra. Nel video di “Fenomeno”, il primo singolo estratto dal suo nuovo album, il rapper prende in giro i ragazzi del collettivo: in una scena della clip, Fibra fa finta di telefonare con una scarpa firmata al posto del telefono, che è uno dei gesti simbolo della Dark Polo Gang. E ha detto:

“Non voglio essere paternalistico. Li prendo in giro ma li capisco: prendo in giro anche me stesso. Anch’io sono costretto a fare il fenomeno, loro stanno cercando la loro strada. Io però vengo da una generazione dove c’era ancora l’idea che devi dare più risalto alla musica che all’immagine. Ti dici: ‘Se devo andare in tv a piangere preferisco non andare in tv’. Loro invece dicono ‘devo andare in tv’. Punto. [..] Trap deriva da ‘intrappolati’ ed è la prima cosa che la nuova generazione si fa da sola per sfangarsela. Ma in realtà è la più anticommerciale che c’è. [..] Dice di essere omologata ma esprime un rifiuto totale: non ascoltano radio né tv, non c’è passato ma vogliono darti fastidio”.

I ragazzi se ne fregano delle critiche. In “Sportswear”, uno dei loro brani più conosciuti (il video, su YouTube, conta oltre 13,5milioni di visualizzazioni), dicono senza troppi giri di parole: “Piscio sopra gli haters”.

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