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Da sempre le sue scarpe sono adidas. Impossibile is nothing”. Poi, tocco di classe, il logo della campagna calcio di quest’anno: Del Piero +10, anche un campione da solo vale poco se non ha la spinta dei 10 compagni di squadra. Ne vedremo delle belle, intanto come forma di allenamento Vi proponiamo il gioco di associare ad ogni giocatore il suo sponsor tecnico, e di fare altrettanto con ogni squadra.

Tanto per cominciare, l’Italia è Puma e ne sapremo di più il primo marzo quando comincerà a giocare contro la Germania, adidas. Visto che Rocca, non il commissario, Giorgio, lo sciatore, continua a vincere, merita di essere raccontata la storia che si era immaginato Marco Goldin, il signor Linea d’ombra, il curatore delle più belle mostre realizzate in Italia negli ultimi anni, l’ispiratore di una comunicazione originale, non la solita polvere alzata su opere che sono un brand,
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un’icona dei nostri tempi. Essendo il curatore della mostra dedicata a Brescia a Van Gogh e a Guaguin, Marco Goldin si era immaginato di riprodurre sul casco di Giorgio Rocca, alla ricerca di uno sponsor, la ragazza di Tahiti di Guaguin. Avrebbe messo dei soldi nell’operazione e soprattutto un tono veramente olimpico. E’ evidente che l’operazione

non è andata in porto, nonostante Rocca si sia dichiarato un appassionato proprio di pittura, perché i tempi non sono maturi per seminare, il management di Rocca davanti alla rilevanza dell’appuntamento e alla visibilità meritata dall’atleta ha preferito il raccolto. Però sarebbe stato bello, e ne avremmo ricavato tutti una lezione in materia di comunicazione, vedere il Cio impegnato nella giusta lotta contro tutti i brand arrendersi di fronte all’evidenza che Gauguin è un brand no brand. Sarebbe stato bello, in una paese che ha inventato e poi dimenticato il vero motto sportivo, Mens sana in corpore sano, vedere la cultura e lo sport finalmente a braccetto, sullo stesso piano. Ma qualcosa succederà perché Marco Goldin è una persona intelligente, è un uomo di comunicazione e fossimo nel mondo dello sport, che so, nei panni del presidente del Coni Petrucci, lo chiameremmo anche a disegnare
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Sul sito delle calzature Bata è possibile scaricare, dall’home pagine, il catalogo primavera estate 2011 che ci consentirà una rapida consultazione delle scarpe attualmente più in voga ed in vendita presso i negozi di marca.

La seconda parte invece è completamente dedicata al settore maschile, dalmocassino alla scarpa più elegante e, anche in questo caso, con uno spaziodedicato agli accessori come le cinture da uomo.

Molto spesso capita che in numerosi cataloghi, cartacei oppure online, manchi il dettaglio fondamentale qual’è il prezzo degli articoli; le calzature bata nel catalogo 2011, invece, anche nella versione online nelle prime quindici pagine presentano affiancato ad ogni articolo il relativo prezzo, ma l’aspetto più bello di questo catalogo è l’ultima pagina, la sedicesima, dove c’è un riassunto di tutti gli articoli mostrati nelle prime quindici pagine ognuno con il proprio prezzo vicino, in maniera tale che non ci siano errori o confusione.

L’aspetto migliore del catalogo

Un vantaggio non da poco per chi ama consultare i cataloghi, anche e soprattutto online, ed un vantaggio per chi ama arrivare pronto e già preparato, con idee chiare, presso i punti vendita Bata dove poter acquistare le proprie scarpe.
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La BMW F800GS la moto per quanti vogliono affrontare asfalto e sterrato con la stessa naturalezza. Mossa dal bicilindrico fronte marcia a quattro valvole per cilindro da 798 cc (85 cv a 7.500 giri e 83 Nm a 5.750) montato anche sulla sorella pi stradale F700GS e sulla turistica F800GT la F800GS ha tutte le caratteristiche delle moto da enduro: posizione rialzata, manubrio ampio, cerchi a raggi da 21 all e 17 al posteriore e ampia escursione degli ammortizzatori. Completa il quadro un doppio disco anteriore da 300 mm e un posteriore da 265 con pinza flottante e doppio pistoncino (singolo sul freno dietro) con Abs di serie (disinseribile), forcella da 45mm e forcellone posteriore a doppio braccio in lega di alluminio, ammortizzatore WAD a smorzamento progressivo, precarico a molla regolabile tramite manopola ad azionamento idraulico, sospensione regolabile in estensione su cui nel nostro caso agisce il sistema EsaII (optional) che consente di tarare su tre differenti modi la reazione della sospensione (normal, confort e sport).

La sella posta a 850mm da terra, ma possibile optare per l ribassato che la porta a 820mm che possono ridursi ulteriormente scegliendo tra gli optional la sella ribassata (in alternativa c anche una sella pi alta ancora che arriva a 880mm); lunga 2,32 metri la GS 800 non una piuma: 214 kg in ordine di marcia.

Disponibile in tre colori (Kalamata metallic, quello della nostra prova, Cordoba Blue e Alpine white) disponibile a partire da 11.450 euro, abs di serie, ma vista la lunga e interessante lista di optional e accessori sar difficile non farsi tentare

Partenza in coppia con valige e bagagli, quindi avanti e indietro tra le colline e il mare della Toscana. Difficile pensare a uno scenario migliore per apprezzare doti e limiti di questa moto tuttofare.

La nostra prova comincia nelle trafficate strade milanesi, dove la posizione rialzata offre un visuale di ci che accada intorno, la disposizione ottimale dei pesi e il raggio di sterzata uniti all del propulsore permettono di muoversi senza problemi a patto di togliere (o fare molta attenzione) le borse laterali e di essere un po pi alti del sottoscritto per non consumare le punte delle scarpe ai semafori in alternativa con un po di pratica si pu stare in come se si guidasse un ciao! Ma Milano solo il punto di partenza: valige cariche all passeggero e via in autostrada. Sulla BMW F800GS si viaggia come dei pasci con il busto praticamente dritto e le mani sull e alto manubrio; l viene sufficientemente deviata finch si viaggia a velocit di codice, ma viste le prestazioni del bicilindrico facile e, di conseguenza, subire maggiormente la pressione dell sul casco. I 16 litri di serbatoio e i consumi ridotti permettono di viaggiare per oltre 300 chilometri senza fermarsi, peccato solo che un po di vibrazioni si facciano sentire a livello di sella e manopole, togliendo un po di confort al nostro viaggio questo praticamente l vero difetto che abbiamo registrato. Usciti dall senza borse e senza passeggero, le curve della Toscana sembrano disegnate apposta per far apprezzare le doti ciclistiche di questa GS. Rapida a scendere in curva, granitica nei curvoni veloci, soffre solo le curve o i tornanti molto lenti o i cambi di direzione repentini, soprattutto per l inerzia che offre l da 21 a perdersi tra le colline Toscane con la F800GS meraviglioso, anche perch quando l finisce il viaggio continua.

Le strade bianche vengono senza difficolt ma proprio quando ci si trova di fronte a passaggi un po pi che si capisce la potenzialit di questa moto. Le gomme piuttosto stradali come impostazione sono l limite di questa inarrestabile bicilindrica, anche se i limiti del pilota (in questo caso) emergono ben prima di quelli delle gomme! Cos se dietro una curva si scopre che il torrente si mangiato qualche metro di strada basta avanzare con attenzione, decidere dove mettere le gomme, alzarsi in piedi sulle pedane e giocare con gas e frizione per poi ripartire godendo appieno del panorama di fronte a noi e del pennacchio di polvere bianca che ci lasciamo sempre pi velocemente alle spalle. Ora abbiamo la certezza che in mani capaci questa GS pu portarvi davvero ovunque! Cos alternando asfalto e sterrato, si arriva a sera stanchi (ma in fondo meno di quanto pensassimo) e con il desiderio che arrivi presto domani, perch passando ho visto un sentiero che scende verso il mare
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Cinecitt Elogio di Pietro Taricone, bello guaglione pap E il leader assoluto del Grande Fratello, il giovane casertano. E non perch abbia sbriciolato i record dei Grandi fratelli di tutto il mondo (primo atto sessuale in cinque giorni netti, dieci rapporti in venti giorni con Cristina: l en plain air in piscina ha costretto la regia di Stream a sfumare le immagini). Quelle sono brioches per il popolo bue. Pietro Taricone invece non un bullo. Lo soltanto per i giornalisti che hanno creduto alle veline costruite ad arte da Fabrizio Rondolino per sviarli. Ma quale uomo che non deve chiedere mai? Pietro Taricone piuttosto uomo cui non si pu chiedere niente, perch sa tutto. E un intellettuale, il Taricone. Un intellettuale duro. E un liberale, un liberale attento alla divisione crociana del liberalismo. Cos attento, da confutarla coi fatti. Lui, il Taricone, preferisce Luigi Einaudi al suo compaesano Benedetto Croce. Spiega tutto agli altri inquilini e agli attoniti telespettatori, e spiega senza badare alla teoria. Non fumoso, Taricone, va al nocciolo. La libert economica non una sottospecie della libert dello spirito. E vero il contrario. Lui, Taricone, a Caserta, ha aperto un locale, un disco pub, con soli 4 milioni di lire in banca. Se li fatti prestare, firmando mille carte e rischiando molto. Ma il rischio d l della societ moderna. “Come in America dice dove puoi aprire un esercizio, come e dove vuoi”. Il liberismo gli ha cambiato la vita. “Ero il proprietario del locale, e potevo vestirmi come volevo, anche in modo stravagante. E in modo stravagante si pu vestire solo chi qualcuno, chi ha qualcosa”. Il locale ora non c pi “me l chiuso, ne sono uscito pulito” ma appena esce da l aprir il “Palla d a Roma, “un locale di un certo tipo, di un certo livello, con gente selezionata”. L potr sfoggiare le maglie di cachemire e seta di Helmut Lang (“veste classico, Helmut Lang) o di Dolce Gabbana che in casa non riesce a indossare: “Pensavo di stare a uno show, mi so portato tutta robba, qui invece stiamo sempre in mutande”.

La libert etico politica gli interessa meno. Il rapporto con le donne, per esempio, non pu essere spirituale. Per Taricone non ci sono amiche, solo femmine. E se la femmina non ci sta, ti ecco la nomination. Non appena ha saputo che la sua morosa di Cinecitt ha avuto “una ventina di amanti” ha detto: “Maronna non ci siamo proprio”. E si intrufolato in una discussione su Clinton e Monica zittendo tutti con una puntuta difesa del “puritanesimo americano”.

Pietro, poi, un genio della strategia (forse c lo zampino di Rondolino). Il gioco prevede che i partecipanti ogni settimana nominino i pi antipatici del gruppo. I due concorrenti pi votati sono sottoposti, per sette giorni, al giudizio del pubblico. Il pi votato esce. Una campagna elettorale troppo facile per Taricone, che una volta fuori vuol girare un film con Tom Cruise per riuscire nella missione impossibile di insidiargli Nicole Kidman. Taricone vuole “pazziare”, “dare una smossa al gioco”, e comincia una serie di incontri, colloqui e giri di tavolo, paragonabile al Mastella intento ad accaparrarsi collegi. Ma a differenza di D Pietro non finir vittima dei suoi tatticismi (forse perch lo zampino di Rondolino, l che ora sussurra a Taricone, ci sar ancora).

Dunque ha lanciato la sfida a Roberta, la pierre culona. Si messo d con gli altri per farsi nominare, in una notte dei lunghi fratelli. Fuori sembrata una sbruffonata. Macch Pietro ha vinto, cos Anche se perde (improbabile), la stoccata da leader l messa a segno lui. Prima del redde rationem ha regolato due conti con gli altri possibili leader della casa. Con Rocco, per esempio. Gli ha raccontato che quella Marina di cui infatuato un po troppo allumeuse con altri inquilini. E Rocco ci cascato, scoprendo il fianco a possibili altre incursioni del Taricone. Con Lorenzo, poi, il macellaio tutto Rauti e Los Angeles Lakers. In un faccia a faccia da Mammasantissima, si sono guardati negli occhi a lungo, in silenzio. In gioco c la leadership del branco. Lorenzo ha abbassato gli occhi, e la sfida al ballottaggio la far Pietro.

Se gioved perde con Roberta, se la spasser con le donne applicando la sua teoria del “maccarrone e dello spaghetto” (“Se me piace lu maccarrone perch devo rinunciare allo spaghetto che me piace pure assai?”). Ne avr tanto godimento che talvolta ci sar bisogno anche del corollario della “pizza” (“Se ce sta pizza, che devo fa me magno pure quella”). Se gioved invece batte Roberta, non ce ne sar pi per nessuno. Big brother lo incoroner E bello, muscoloso, divertente e finanche “gay enough”, secondo la geniale definizione di Tina Brown. La sfida lanciata. Si vota come ai referendum. Se voti Roberta, vuol dire che vuoi tenere Pietro. Se voti Pietro, ci toccher sopportare ancora quella pierre milanese de Roma. Pietro, da liberale purissimo qual non utilizza a vanvera il tema del conflitto d nonostante ne abbia tutto il diritto. Lui non sa quello che sappiamo noi, cio che Roberta ha confessato una storia con uno degli autori. Lui non lo sa, per svelto, ha intuito: “Mi sa che sei puoco raccomandata”, ha insinuato. Roberta, solitamente sgamatissima, ci cascata. “Grande frate t scoperto”, ha detto ridendo Taricone. Pietro, che un teorico del pensiero fight club sta affilando le armi della sua campagna elettorale imperniata sullo slogan: “E basta co buonismo”. L sera per accattivarsi le simpatie della sinistra si messo a intonare con voce ferma una mezza dozzina di canti partigiani. Maria Laura Rodot scriver ancora che un dovere sociale cacciarlo dalla casa? Noi lo difendiamo, anche perch quando Rocco ha detto che Giuliano Ferrara intelligentissimo e anche eccezionale e che L non gli piace, Pietro Taricone, saggio, ha annuito. I nove del Grande Fratello devono fare un gioco che andr in onda gioved in diretta su Canale 5. Ciascuno di loro deve indicare preferenze e antipatie. Gad Lerner stato inserito tra i personaggi pubblici pi detestati insieme con Valeria Marini. Il nome dell direttore del Tg1 forse verr cancellato dal gioco perch il pizzaiolo Salvo, nonostante svariati tentativi, quel “Gad Lerner” non riesce a pronunciarlo. Quella l Roberta falsa, falsissima. E utilizza colpi bassi, bassissimi per eliminare Pietro (gli ultimi sondaggi li danno appaiati). L sera nella casa del Grande Fratello, Roberta ha cercato di convincere Cristina, la morosa di Taricone, che Pietro la tratta come una cretina, per non dire altro. Pietro, fiutando qualcosa, si tolto la canottiera ed passato davanti alla rivale. “Ma d puzzi” ha urlato Roberta. “Lo so, per questo me so tolto la maglietta”. Il Grande Fratello imparziale? Almeno cos dovrebbe essere. Ma allora, a Pietruzzu nostro, perch fanno fare la doccia fredda di sera? Che poi si scoraggia e si chiude in camera. E invece di rivolgersi agli elettori spreca tempo prezioso a parlare con uno specchio: “E d dimmi qualcosa, lo so che ci sei dietro quel vetro. Non mi vuoi parlare? Almeno girati che me devo cambia le mutande”. I nove del Grande Fratello devono indicare qual il loro pensiero proibito. I nove inquilini, Taricone a parte, non hanno capito bene e buttano l “l “possedere un Caravaggio”. Ma figuriamoci, sarebbero pensieri proibiti quelli? impossibili, semmai, oppure costosi. Roberta, poi la rivale ha scelto “andare in Scozia”. Ma va l Il Taricone, invece, senza infingimenti ha detto: “Il mio pensiero proibito, guaglio il mio dito sul bottone della bomba atomica”. Ti sembra un guerrafondaio, cara Maria Laura Rodot Sbagliato. Taricone pacifista e di sinistra e per un pelo l giorno James Rubin non l citato sul Financial Times tra i traditori europei della guerra a Milosevic. E Maria Laura Rodot ha perso. L Roberta o come diavolo si chiamava, lascia il Grande Fratello. Avanti il prossimo, anche D se ha coraggio. Ieri Pietro ha assestato il KO con un mirabile appello finale. “Roberta classista, fa la snob. Ma io so Pietro il sanculotto. Grande frate la Rivoluzione francese cominciata cos Abbattiamola come abbiamo fatto con Maria Antonietta quando offr biscotti al popolo affamato”. Biscotti, non brioche. Pure revisionista E ancora: “Roberta il potere forte, io so rivoluzionario. E poi, diciamo la verit s a fa l Ieri si tolta le scarpe e guaglio i piedi le puzzavano proprio comm annoi”. Pietro ha chiuso il comizio intonando “El pueblo unido jamas sara vencido” degli Intillimani, provocando turbe esistenziali in chi finora l liquidato sotto la voce “bullo de Caserta”. Li ha presi tutti in giro, Pietro. E colto, sensibile. Gli piace Patty Pravo. Ieri era l della casa a sapere che “Per Elisa” di Beethoven. Ha dimostrato di essere liberista. Moderato e pacifista. Antidipietrista e sciasciano. Ora anche di sinistra. E pasoliniano: “Faccio un appello a tutti i giovani della borgate, ai ragazzi di Tor Bella Monaca e di Tor Pignattara ha detto Venite a trovarci qui al Grande Fratello, infrangete le regole, portate le cartine”. E cos ha imbarcato anche i ragazzi di Seattle. E un genio, Taricone. Altro che buzzicone. Ieri gli hanno chiesto in quale periodo storico avrebbe voluto vivere. E lui: “In un periodo buio, la Repubblica di Weimar”. La Rodot svenuta. La notte scorsa poteva essere l Pietro l passata con Cristina. Si sono accarezzati. Lei era terrorizzata che lui potesse uscire. Appena sveglio si prepara con le sue manine uno zabaione con la nutella pi sei cucchiaini di zucchero. Ingurgita la sbobba con rayban e bicipiti in evidenza, come neanche Tomas Milian. Poi comincia a lavorare. Questa settimana gli obiettivi sono due: cacciare quel fascistone di Lorenzo e avvicinarsi ma con juicio a Marina. A Rocco ha detto: “Quello venuto qua a fa l duro, si sentiva Charles Bronson e ora guarda dove sta: in cucina a fa le pulizie. Altro che Charles Bronson, guardatelo Mary Poppins”. La Gialappa band ha preso in prestito da noi il vittorioso slogan elettorale “Salvate il soldato Taricone”, adattandolo a Sergio (“Salvate il soldato Ottusangolo”). Se anche questa disperata sfida andasse in porto, qualcuno segnali lo slogan a Greenberg (“Salvate il soldato Piacione”). Taricone uno che la politica ce l nel sangue. L giorno ha raccontato il suo primo comizio, tenuto dietro uno striscione “Taricone per i giovani”. Il ministro degli Esteri, Lamberto Dini, gli ha fatto i complimenti: “Taricone, lei si far strada nella vita”. Lui ha ringraziato ma si perso negli occhi di Lady Donatella. Lo ha raccontato in modo pi crudo, ma il senso, cumpa questo. Pietro di centrosinistra ma al Palavobis non ci avrebbe messo piede. Ieri sera ha detto al paese che “nulla poena sine crimen” replicando alla gaglioffata rutelliana contro la libertaria legge Simeone (d in poi legge Taricone). E se Veltroni avesse scelto il Taricone e non il Piacione, la Lega avrebbe visto i sorci verdi. Tanto per cominciare la signora di Venezia che sventola il tricolore sulla testa dei secessionisti sarebbe rimasta a casa. Al suo posto alla convention avrebbe parlato Taricone senior: “Quando ero piccolo ha detto Pietro chiedevo sempre a mio padre chi era cchiu forte tra Bud Spencer e Silvester Stallone. Lui, nu poco patriottico, mi diceva: Bud Spencer, Bud Spencer”.

27/10

Pietro Taricone non andr mai a casa Flores. Si fa mica fregare, lui. Ieri per togliere dall lo spifferaio magico ha detto: “A nel film intoccabili tifavo per Al Capone”. E cos non verr mai invitato. Ti Nella casa del Grande Fratello si discusso di un edizione con concorrenti vip (a proposito, un suggerimento ai produttori: non contattate il padrone della casa qui accanto, ch uno sempre chiuso in confessionale non utile alla trasmissione). Chi potr mai fare il remake di Taricone co.? Raul Bova, Ambra, Valeria Marini? “E se venisse Lerner?”, ha chiesto Lorenzo. “Glie direi: Gad, porcoggiuda e llava piatti ha risposto deciso Pietro. L di Taricone a Marina continua spedito. Ma la strada lunga. Cos per prendere fiato dopo aver mollato Cristina, Pietro ne ha escogitata un “Sento odore di Maria Antonietta, guaglio E nu fiore che sboccia”. Qualcuno (crediamo Fabrizio Rondolino) ha sussurrato a Taricone che qui al Foglio siamo Pietromaniaci. Taric, attento lettore di “Farnesina”, ha ringraziato il direttore: “Cumpa quando passano gli Elefanti, nella foresta non parla pi nessuno”.

28/10

E nata una stella. Ovviamente si chiama Taricone. Ma questa volta non Pietro e noi per un giorno ci trasformiamo in mamma di pietro maniaci. Ma l vista in tv, la professoressa ajfkldfj fjdkfjsd in Taricone? E poi uno si chiede perch Pietro un genio. Autorevole, colta, lucida, severa, austera e bella signora del sud. Una Letizia Moratti con in pi l popolana di una Margaret Thatcher. Praticamente perfetta. E se fossimo candidati premier, la prenderemmo con noi per un ticket imbattibile. Sarebbe comunque una formidabile presidentessa della Camera. Parleremmo solo di lei incantati ma c da commentare il voto di gioved Sergio rimasto in casa, grazie allo slogan che abbiamo prestato alla Gialappa (Salvate il soldato Ottusangolo) e che presto ormai non pi un segreto diventer l finale di Francesco Rutelli (Salvate il soldato Piacione). Il rautiano Lorenzo invece stato cacciato, l democratica e antifascista ha vinto. Fuori avr successo, e per una settimana scoper tantissimo. Prender il posto di Sante Licheri a Forum, e chi se ne frega se una lite tra condomini finir con un pubblica. Marina, meravigliosa creatura checch ne dica Maria Laura Rodot ha fatto fuori un altro concorrente. Ma era sinceramente dispiaciuta. E bellissima. Pietro invece contento. E da buon togliattiano ha cos commentato l di uno dei pochi che gli poteva insidiare la vittoria: “Lorenzo si ghiuto, e soli ci ha lasciato”. La Gialappa gioved sera ha fatto come Flores: ha spifferato. Pietro, hanno riferito quei filosofoni di Italiauno, comprava voti per Rinnovamento a bordo di una Maserati messa a disposizione della camorra, “guaglio quella vera”. Non ci crediamo. Ma non ci abbiamo dormito. E se avesse ragione la Rodot Bulli siete voi, e come dice il nostro “dovreste tendere tutti al tariconesimo”. Pietro Taricone ha passato il weekend dissertando su filosofi presocratici (“Talete, Anassimene, Anassimandro”), chiacchierando di D e di Nietzsche e della teoria del superbullo (“Nun bisogna penza al superuomo come a quello muscoloso, il superuomo era l che creava valori, anzi creava il ponte tra la bestia e il superuomo. Quindi era cchi cattivo l del superommo”). Taric ha citato lo Zarathustra che ha letto (in italiano, per perch “per acchiapare bisogna fa l Poi si occupato di musica, cantando a Cristina l alla gioia di Beethoven e spiegando a quella smorfiosetta di Antonietta le Quattro Stagioni di Vivaldi. Prima aveva psicanalizzato Rocco (“Te potrei rispondere citando Jung: c del simbolismo in questa casa, ah Rocco se sei tigre devi ruggire, ma se sei nu bacarozzo”). La Repubblica che non scrive quasi mai di Grande Fratello non sa pi che pesci pigliare, per cui ha deciso di occuparsi di Pietro nella cronaca giudiziaria (sono manettemaniaci, si divertono cos La notizia che Pietro potrebbe essere arrestato per voto di scambio. Insomma, nun ce vonno sta Ma non tutto. Il cronista sportivo Gianni Mura si indignato perch il comune di Caserta ha messo a disposizione alcuni suoi uffici a Di Pietro. Alt, fermi, stop. Vabb che hanno sposato Rutelli e di Tonino non vogliono pi saperne, ma gli uffici sono stati messi a disposizione di Pietro (ripetiamo: di Pietro, con la “di” minuscola, preposizione semplice). Comunque un trionfo. Dopo settimane di disinformatja il Corriere della Sera ha omaggiato Pietro con una pagina tratta clandestinamente da una piccola rubrica. La sua prima fidanzata era francese e si chiamava Catherine (“oui, elle est Catherine”). Altro che bullo. Del resto vive a Caserta, provincia di Versailles. Guardate con quale grazia corteggia Marina. Sembra il centrosinistra con Bazoli. “E un gioco di emozioni, porcoggiuda”. Le dice che non cammina, sfila. La invita a non lavare i panni, “con quelle mani cos delicate”. Ora vuole salvarla dalla nomination di stasera perch gli piace “come ragazza, come persona, come fisico”. Marina, tosta quanto lui, l ostacolo alla liaison. Perch vuole parlare, tanto parlare ma proprio tanto. Sembra Pannella. Pietro, cultore della Realpolitik, le dice: “Prima dovemo fa e poi parlamo de Aristotele”. S vero, di mezzo c anche l Rocco, primo innamorato di Marina ma meno carismatico di Buttiglione: “Cumpa gli ha detto Taric io so onesto, so leale. Marina me piace, che ce devo fa Se per caso co lei dovesse succedere quacchecosa qui sul letto, le direi fermati un attimo Poi verrei da te e te direi: Rocco c cosa, possibilid che ne penzi?”. Rocco gli ha dato il permesso di baciarla.

Cristina? S c anche Cristina vero. E lui, l sera, limpidissimo, le ha detto tutto di Marina. Non solo, le ha anche proposto: “Cristi se te nomino come affronteresti siduazione?”. Lei lo ha ringraziato per la sincerit Non ci stancheremo mai di dirlo: Taric un genio, il prototipo del leader carismatico di Max Weber. Di fronte a dieci milioni di telespettatori, pari a due Tg1 delle ore 20. Senza Mario Giordano, figuriamoci Toni Capuozzo. I fatti, nudi e crudi, come piacciono a lui: gioved sera, in diretta, Daria Bignardi, detta “la tremenda”, ha presentato Lella Taricone, donna peraltro bellissima oltre che intelligente oltre che sorella di Pietro. Le ha detto: “Cara, lo sai che un autorevole quotidiano pubblica una rubrica dedicata a tuo fratello? Lo sai che Pietro ha soffiato a Gad Lerner il posto in prima pagina?”. Daria, maniaca oltre che tremenda oltre che sadica, quel nome lo ha scandito: “Gad Ler ner”. E mentre lo diceva, il messaggio subliminale era: “Gad Lerner, l che fu sostituito da Taricone”. Prima la storia dei pedofili e le dimissioni, poi Lorenzo che dice in tv di detestarlo e infine Salvo incapace di pronunciarne il nome. E ora questa mazzata. Per Gad un po se lo merita. Taric al posto suo non si sarebbe mai dimesso. Perch se dirigi il Tg1 o il Grande Fratello devi fare il bullo, mica il mollaccione come Rocco. Di fronte a quelle immagini di pedofili, Pietro avrebbe detto: “Sassoli, porcoggiuda, ma che cosa. Ma che ti sei messi a pazzia e voi laggi nun facite a faccia triste, io so Taricone, o lione, non me vado, resto ac Ora me metto a penza alle z (biiip) di Donatella Dini, e cos me scordo di cosa qua”. Cos si sarebbe comportato Taricone, guaglio E a quel Landolfi, il foglietto glielo avrebbe passato lui: “Lando eliminami Cristina, e portame Marina ch magari la metto al posto della Busi”.

7/11

A Taricone il ritmo lento del Raggio verde di Michele Santoro nun glie piace proprio. Non l visto, ovviamente. Ma se lo immagina. Sabato sera quando Rocco ha detto che una volta fuori vorrebbe andare a cena con Santoro, Taric ha risposto deciso: “Du palle, meglio co Ezio Greggio”. Antonio Socci, editorialista del Giornale e di Raggio Verde, se ne convinto e ha deciso di non collaborare pi con Santoro e si incollato al telefono per eliminare Cristina. Le femmine e la politica sono le passionacce di Pietro. L sera poco prima di accarezzare Marina (“Picciri dovemo scopa Non t lo dico in senso buono”) ha rimpianto i bei tempi di Romano Prodi. “Quelli s che erano grandi politici, non quelli di adesso”. Pietro non lo sa ancora, ma appena uscir da Cinecitt il Pololaico di Sgarbi e Negri gli offrir la candidatura in una circoscrizione proporzionale del nord. “Taricone ha motivato Sgarbi l che come me punta diritto al centro dello schieramento”. Nel weekend, Pietro ha intensificato il pressing su Marina. Carinissimo, le ha detto: “Ti devo piacere”. Lei, tosta, ha risposto: “Mi piaci, ma non deve cambiare niente”. Lei vorrebbe, ma queste maledette telecamere la inibiscono. Pietro allora l accerchiata, prima sfoderando la sua mitterrandiana “force tranquille” (“Mari sai perch io so forte? perch resisto dal prenderti”), e poi dicendo qualcosa di sinistra: “Sai qual la domanda al centro dei dibattiti filosofici da
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Oggi anche con il lavoro, come in fondo ha fatto da sempre con la sua vita. Questa è la storia di Valeria Buccini, 45enne nata a Buenos Aires da genitori abruzzesi e trasferitasi prima in Germania e poi in Italia. Quando ha perso il lavoro Valeria non si è arresa. Anzi. Ha pensato di ripartire da un’idea geniale e si è disegnata un impiego su misura. E dettaglio non trascurabile proprio in movimento. Ho sempre vissuto viaggiando. Così in un momento di difficoltà ho deciso di mettere in moto anche il mio lavoro. In passato ero store manager in un negozio di abbigliamento e quando sono rimasta disoccupata sono andata a trovare i clienti sotto casa, racconta oggi col sorriso Valeria, che ha aperto una boutique itinerante per la costa abruzzese: Lanciano, Ortona, Francavilla al Mare, Chieti, Pescara, Montesilvano.

L’ho chiamata “L’armadio di Pupi”, proprio come mia figlia di sette anni. E ho personalizzato il furgoncino, trasformandolo in un negozio su quattro ruote e attrezzandolo per la vendita al dettaglio di capi di abbigliamento. C’è persino un camerino per provare i vestiti,
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dice con orgoglio. Valeria di è trasformata in una wwworkers itinerante e social. Già, perché nel furgoncino Valeria ha pc e connessione. Sui social media Facebook in testa informa la community delle tappe della boutique. Sono sempre in viaggio da marzo a dicembre. Senza Internet non avrei potuto ripensare il mio lavoro, perché online comunico le postazioni di fermata della boutique addirittura geolocalizzandole: essendo itineranti, infatti, cambiano tutti i giorni e nello stesso giorno capita di spostarmi anche una volta ogni due ore.

Valeria pubblica foto, in modo da essere rintracciata con più facilità. Facebook e Instagram sono fondamentali per farmi individuare dai miei clienti e aggiornarli anche sulle offerte. In pratica inseguo il lavoro e pure i clienti. Scherzi a parte, arrivare sotto casa come servizio è impagabile. A primavera 2018 ci sarà il grande passo: l’apertura di uno show room a Fossacesia, settemila abitanti sulla costa della provincia chietina. Un open space con spazio multifunzionale, che diventerà anche un luogo di incontro, di confronto, uno spazio culturale. Perché quello che ho capito con Internet è che non vendi un prodotto o un servizio. In fondo col tuo lavoro crei un’occasione di contatto, una conversazione tra virtuale e reale.
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Ciglia, ciglia delle mie brame, qual è il mascara che mi darà lo sguardo più magico del reame? Obiettivo occhi da gatta, soprattutto in estate quando magari ci trucchiamo di meno, non possiamo fare a meno dell’oggetto più nero che c’è: il mascara.

Inutile stare a girarci intorno: quando mettiamo il mascara siamo tutte più belle. Anche se non mettiamo niente altro, è sufficiente una bella spazzolata sulle ciglia del prodotto giusto che i nostri occhi diventano più luminosi, il nostro sguardo acquista vivacità, il nostro look assume quell’aria natural chic che tanto ci piace.

Di mascara ne esistono a migliaia, e non è un numero tirato a caso. Da vere bizygirl siamo certi che anche voi ne avete provati decine. Il problema è che ogni volta ci pare di aver trovato l’anima gemella per le nostre ciglia e poi invece dopo un po’ siamo insoddisfatte e quindi andiamo alla lemme e spesso disperata ricerca di qualcos’altro.

Visto che i prodotti buoni non costano poco, perché non dirci quali sono le nostre esperienze? Quale funziona meglio per chi vuole solo incurvare o solo dare volume, o allungare o tutto insieme? Risparmiamoci tempo e denaro. Bizy lo sa, per le bizygirl sono beni preziosi!

venerdì 15 giugno 2007 10.54.35 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

Ragazze, se volete sapere TUTTO ma proprio tutto sui mascara chiedete a me. Da quando sono bambina la mia ossessione. Li ho provati TUTTI, me li faccio addirittura mandare dall’estero. Se volete scurire che pi scuro non si pu il n.1 assoluto (eletto anche da Elle) quello di Maybelline con l’astuccio rosa e il tappo verde (sui 6 euro). Se volete il folto Yves Saint Laurent Effet Faux Cils (sui 20 euro). Ma non ho ancora provato il DiorShow che mi dicono molto efficace. Qualcuna l’ha provato?

hotty hottysoffyAT NOSPAMhotmail dot com

venerdì 15 giugno 2007 11.03.06 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

ma avete notato che in tutte le pubblicit sui giornali di mascara le modelle hanno sempre nettamente le ciglia finte? Una si immagina che comprando quel prodotto ti vengono le ciglia cos e invece.

lalla lallina69AT NOSPAMhotmail dot com

venerdì 15 giugno 2007 11.03.51 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

Ciao a tutte! Io di inverno uso da anni Lancome (cambio il tipo ma non la marca) ma l’estate vado dall’estetista e mi faccio tingere le ciglia. Sembrano molto pi lunghe e folte ed elimino il problema del mare, delle docce, dello strucco eccetera

ursula orsettina2AT NOSPAMhotmail dot com

mercoledì 20 giugno 2007 9.20.52 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

ma lo sapete che per allungare e infoltire le ciglia basta un rimedio della nonna efficacicssimo: l’olio di ricino. Lo vendono in farmacia in boccettini e costa una stupidaggine. La sera, quando vi struccate per bene, mettetene qualche goccia sulle ciglia e poi. a nanna. In poche settimane il risultato assicurato ma ci vuole costanza. Ah, le nostre nonne s che la sapevano lunga!

lallina laura_rosaAT NOSPAMhotmail dot com

giovedì 17 luglio 2008 13.14.02 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

scusate la mia ignoranza.

una domanda ad ursula. ke significa “tingere” le ciglia???

roberta robypigiAT NOSPAMhotmail dot it

martedì 26 maggio 2009 13.03.59 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

How are you. There is a tragic flaw in our precious Constitution, and I don’t know what can be done to fix it. This is it: Only nut cases want to be president. Help me! I find sites on the topic: Turbo Tax. I found only this turbo tax. Ordering information for alcohol and drug treatment in ontario a guide for people seeking help. Helping a person to stop drinking can how can I help a person who has an alcohol use problem get treatment? Where to go from here. Thank 😮 Becca from Austria.

Becca hanmausAT NOSPAMMsn dot com

martedì 3 aprile 2012 15.03.50 (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

_, Others:Silverado Resort (may have moderate rates; wouldnt hurt to check)Rancho Caymus Inn (in Rutherford, I think)
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La scelta della Manifattura Berluti, gruppo Louis Vuitton, di costruire a Gaibanella uno stabilimento per la produzione di calzature di lusso, inizia a produrre gli attesi effetti occupazionali. Si cercano infatti persone disoccupate, inoccupate, in lista di mobilità, e che abbiano interesse a frequentare un percorso di formazione in parte teorica ma prevalentemente pratica, al termine della quale verrano individuati coloro che saranno assunti dalla Manifattura. L’organizzazione del percorso è stato affidato a Centoform,
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società di formazione con sede a Cento, che ha reso noto un identikit dei candidati: devono avere età compresa tra 18 e 45 anni, provenire da studi artistici e/o mostrare attitudine per il lavoro artigianale. E’ preferibile inoltre possedere una precedente esperienza svolta in mansioni produttive (non impiegatizie) con particolare riferimento ai settori che hanno maggiore affinità con il percorso professionale da svolgersi poi in Manifattura Berluti, quindi tessile, calzaturiero e/o artigianale.

Il progetto di stabilimento prevede un organico di 216 persone, il 90% delle quali effettive a partire dal 2014. Accanto al centro produttivo Berluti sorgerà un’alta scuola aziendale per la manifattura calzaturiera, per mantenere elevata la professionalità nel settore. L’iter del progetto sta procedendo speditamente: ai primi di agosto è stato firmato l’accordo di programma con Comune, Provincia e Regione per la variante urbanistica,
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il cui iter si concluderà entro la fine dell’anno. A quel punto saremo già in grado di consegnare all’impresa il titolo edilizio informa l’assessore Roberta Fusari. Entro il 2013 lo stabilimento dovrebbe essere pronto.

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Le norme sono chiare: se un alunno non raggiunge determinati obiettivi in determinate materie, matura un debito; se poi le materie sono tante, ripete l’anno! Perché stupirsi se sei bambini di una prima primaria sono stati bocciati? So bene che da ogni parte si predica che bocciare, soprattutto nelle prime classi di una primaria, è una cosa assurda! So bene che in quasi tutte le scuole primarie i collegi decidono (che lo verbalizzino o meno mi è indifferente) di non usare mai voti al di sotto del quattro perché ciò apparirebbe punitivo, umiliante e via dicendo! Ma neanche il dieci, per non creare aspettative eccessive! E ciò, anche se la sacrosanta norma recita che in tutta la nostra scuola i voti sono dieci e vanno usati tutti e per intero, dalla prima all’università (il 30 è la somma dei 10 voti di cui ciascuno dei 3 commissari d’esame dispone) sia per le singole prove che per le valutazioni periodiche e finali! Se poi sia corretto usare i medesimi criteri per valutare una prova e valutare una persona, questo è un altro discorso!

Bei tempi quando decidemmo di percorrere un’altra strada: quando nella scuola dell’obbligo con la legge 517 del ’77, abolimmo voti e pagelle e introducemmo schede e giudizi. Una strada che però non abbiamo saputo percorrere e che ha indotto due “insani” ministri, Tremonti (ricordo il suo articolo sul Corriere della Sera del 22 agosto 2008 contro i giudizi e in favore dei voti, che misurerebbero molto più chiaramente l’esito di una o più prestazioni, come si fa con i terremoti o con la temperatura del corpo umano [1]) e Gelmini a gettare all’aria circa trent’anni di ricerche e di esperienze! O, se vogliamo, quaranta, perché per i nostri ministri la colpa è del Sessantotto! Fatto sta che con il ritorno al voto abbiamo ricacciato indietro nel tempo la nostra scuola dell’obbligo! E poi ci lamentiamo se la scuola media è l’anello debole di tutto il sistema! Mah! Così va il mondo o peggio, la nostra scuola!

Il fatto è che il problema è un altro, al di là e al di qua del voto. Quando più di cent’anni fa organizzammo la nostra scuola pubblica, la scelta effettuata per l’organizzazione di percorsi fu quella di istituire le cosiddette classi d’età nonché una “sana” distinzione tra classi maschili e classi femminili. Gli edifici delle scuole elementari umbertine avevano ed hanno ancora due ingressi ben distinti, uno per i maschi e un altro per le femmine, così veniva scongiurato ogni rischio di contaminazione! Le classi per sesso le abbiamo superate da tempo, ma quelle per età sono dure a morire! Da tale scelta conseguiva che l’alunno che non aveva appreso ciò che per lui era stato previsto per il suo anno di età, era tenuto a ripetere l’anno. Due errori in uno: a) decidere a monte in termini di programmi ministeriali per di più belli rigidi e prescrittivi ciò che “deve” apprendere un alunno di 6 anni, uno di 7 e così via, indipendentemente dal territorio e dalla classe sociale di provenienza; b) decidere che, se un insieme di operazioni relative all’apprendere non sono andate a buon fine, è bene farle ripetere in toto!!!

Primo errore: i ritmi e i modi dell’apprendere non sono eguali per tutti e ciò è dovuto a mille ragioni che ormai conosciamo. Secondo errore: il concetto di ripetizione non è di per sé errato! Quante operazioni che non vanno a buon fine siamo costretti a ripetere? Quanto tempo abbiamo impiegato per imparare le mille operazioni quotidiane, dall’allacciarsi le scarpe al cucinare un piatto di spaghetti, a guidare un’automobile, a far funzionare il nuovo cellulare? I nostri atleti olimpionici ripetono fino allo sfinimento date operazioni per raggiungere il massimo della prestazione! Io stesso, scrivendo questo pezzo, vado avanti e indietro, mi correggo, perfeziono la lingua, il concetto, cancello e riscrivo. Insomma, il ripetere di per sé non è affatto errato: è una condizione fondante dell’apprendere, del consolidare ciò che si è appreso, di rappresentarlo e di lavorare anche!

Ma un conto è la ripetizione, in un tempo dato, di uno o più atti finché non si sia raggiunto l’optimum è lo stesso concetto di feedback altro conto è trasferire la pratica e il concetto del ripetere disancorata dall’atto e legata solo al tempo! Nel primo caso il punto forte è l’azione, e il tempo è una variabile dipendente: un soggetto può imparare più velocemente di un altro non solo a scuola, ma anche nel lavoro, nella vita di relazione e così via. Nel secondo caso il punto forte è il tempo e la variabile dipendente è l’azione! Ne consegue che, se un alunno è inserito in una classe d’età che “deve” sapere e saper fare certe cose e in quella classe non riesce a farle, deve ripetere la classe, o meglio l’intero “tempo classe”. La ripetenza è, di fatto, una logica conseguenza delle classi di età! Pertanto, invece di stracciarci le vesti, fare i buonisti ed evitare di bocciare nelle scuola primaria, affrontiamo il problema nella sua vera natura e domandiamoci: è funzionale la classe d’età a promuovere processi di apprendimento? O non sarebbe necessaria un’organizzazione diversa, che prescinda dalla rigida classe d’età e che ragioni in termini di gruppi di apprendimento? I quali sarebbero costituiti con criteri diversi da quelli che rigidamente determinano una classe, concetto che rinvia alla zoologia, alla botanica, alla statistica più che a gruppi in apprendimento: le variabili sarebbero infinite, come infinite sono le modalità dell’apprendere di ciascun bambino e di ciascuno di noi.

Nell’organizzare i primi iscritti di una scuola primaria partendo dall’assunto che gli alunni partono tutti dalla stessa età, più gli eventuali anticipatari si dovrebbero costituire gruppi omogenei per livelli di attese, motivazioni, tensione ad apprendere e mille altre variabili, gruppi non rigidi, ma aperti, sui quali intervenire in ragione del loro status reale. Occorre considerare che abbiamo dieci anni di tempo e sono lunghissimi per un bambino che diventa preadolescente e poi adolescente per sostenere i nostri alunni affinché raggiungano le competenze conclusive dell’istruzione obbligatoria. Con la dinamica della costituzione in gruppi, ovviamente aperti, non rigidi, rinnovabili (comunque, va sempre considerato anche il fatto che un gruppo deve avere una certa durata nel tempo per permettere e favorire il consolidamento di quei rapporti amicali che nello sviluppo/crescita di un bambino hanno una importanza fondamentale), i contenuti dell’apprendere, l’acquisizione delle conoscenze e delle abilità finalizzate allo sviluppo e al consolidamento delle competenze terminali previste dalla norma potranno essere scanditi secondo tempistiche diverse: a volte si apprende più rapidamente, altre volte occorrono tempi più lunghi e sollecitazioni più numerose e complesse. E’ molto facile insegnare sempre con quella classe, sempre con gli stessi alunni! Ma è molto difficile apprendere! La classe d’età è funzionale a chi insegna, non a chi impara! Paolino e Mariolina non saranno condannati a stare insieme per dieci anni interi quando va bene perché l’uno e l’altra si confronteranno nel corso del decennio anche con altri/altre in dipendenza non dall’età, o non solo dall’età, ma anche da altre dinamiche. Ora Paolino correrà più veloce di Mariolina, poi sarà il contrario. Ma, percorrendo strade diversificate in gruppi diversi, raggiungeranno ambedue in dieci anni i traguardi attesi. Ovviamente, sta alla scuola individuare di volta in volta le strategie necessarie per l’uno e per l’altra! Strategie che la rigidità delle classi di fatto non consente.

Indubbiamente è più facile e più comodo per un’organizzazione “lavorare” con gruppi rigidi che abbiano una sola ragione costitutiva, nel nostro caso l’età (e una volta anche il sesso). E’ più difficile organizzare gruppi mobili in ordine ad altri fattori: motivazioni, attese, modalità e stili di apprendimento, la gran varietà delle operazioni mentali. Altrimenti, a che servono le ricerche e i suggerimenti di un Bruner o di un Gardner, o di un De Bono? Nel caso della classe il vantaggio è della organizzazione! Nel caso del gruppo il vantaggio è degli organizzati.

Tutto ciò può considerarsi pura utopia, stante il fatto che la nostra scuola sta attraversando un momento in cui l’unico compito è quello di sopravvivere a fronte di uno Stato che ha cominciato con il tagliare i fondi e che sembra esserle addirittura nemico!

Ma il discorso è sempre lo stesso! Se non si pensa alla grande, quando avremo più soldi, riprenderemo a finanziare una scuola che non funziona, che non può funzionare, a fronte dei cambiamenti epocali che stiamo attraversando! E saremo da capo a dodici! E ciò non riguarda solo la valutazione, che è solo un sottoinsieme dell’intero sistema.

Ho apprezzato e condiviso le considerazioni per quanto concerne una sostanziale differenza tra la scuola superiore e quella del cosiddetto “obbligo scolastico”; tuttavia ritengo utile porre l’accento sul distinguo, a mio avviso non trascurabile, tra valutazione in itinere e valutazione finale. Mi spiego. La valutazione in itinere è concepita per essere, e deve restare un momento formativo imprescindibile nell’atto dell’educare e, in quest’ottica, credo si possa tranquillamente inserire tale momento di verifica ed autoverifica nella fase formativa tout court. Poi, però, esiste un momento in cui il formatore deve oggettivare la valutazione per veicolare la medesima verso il cosiddetto “mondo esterno”.

Sono concorde nel guardarsi bene da una deriva meritocratica di stampo aziendalistico post industriale, tuttavia credo altrettanto doveroso operare su criteri di equità, professionalità ed equidistanza nel momento in cui la società (che paga i nostri stipendi e si fida del nostro giudizio) ci chiede di effettuare una misurazione reale dei risultati conseguiti dall’allievo (saperi, abilità,
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competenze, ecc.) che ha concluso un ciclo di studi.

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L in corsa e le tendenze per le scarpe e gli stivali dettano i tempi della moda per la stagione fredda, ma anche per la prossima primavera. dei pi famosi stilisti, una variet innumerevole di modelli, colori, linee, con design caratterizzati dal “tacco” vertiginoso, dalla zeppa, a spillo fino ad per arrivare agli stivali, dalla gamba alta ai tronchetti, dalla vernice al camoscio, dalla pelliccia al velluto. Ad animare le passerelle rilanciando il retr Louis Vuitton, DKNY, Roberto Cavalli, Versace e Dior con scarpe e tronchetti stringati, mentre Balenciaga, Salvatore Ferragamo, Givenchy, Chlo Lanvin, Emilio Pucci e Gucci rilanciano il fascinoso ed elegante decollet e i tronchetti in stile “femme fatale” con un tacco a spillo vertiginoso per essere eleganti e all Calore ed estro infine, negli stivali in pelliccia di Moschino Cheap Chic mentre a proporre uno stile brillante con scarpe glitterate sono Miu Miu e Versus.

Scarpe, scarpe e ancora scarpe passione!

Per tutte le Shoesaholics (ovvero per quelle donne che posseggono pi di 60 paia di scarpe), anche per la stagione invernale, c da sbizzarrirsi ed ogni donna pu trovare la propria soluzione”calzante”, adatta al proprio stile e per ogni occasione. Iniziando dagli stivali, che sono il top indossati con minigonne, skinny pants e leggins. Molto di moda quest stivaletti e “ankle boots”, ovvero tronchetti alla caviglia con numerose possibilit di scegliere la “punta” che pi ci piace: tonda o allungata e il tacco, a spillo, grosso, flat, con zeppa ricoperta o a vista, ma sagomata. Novit assoluta per la stagione i cosiddetti polacchini, soprattutto quelli stringati: dai modelli eleganti e affusolati, a quelli pi sportivi, con risvolti in tessuto a coste o con l in lana. Influenze retr dunque, dalla Belle Epoque fino agli anni 70 ma anche tendenze gothic rock caratterizzate da fibbie o borchie.

Caldi e comodi stivali

Per le pi “freddolose” sono perfetti gli hot boots, stivali caratterizzati dai pellicciotti (interni ed esterni), caldi e avvolgenti, ideali per la montagna o per un clima rigido. Molto accattivanti sono anche gli stivali in stile cowboy con tutte le sue varianti: total black, bronzo, bi color e multicolor, perfette sotto gonne lunghe. Stivali lunghi, invece, per chi ama la sobriet e la comodit da indossare tutti i giorni. Per le amanti dell style, stivali con gambale tubolare stretto o leggermente afflosciato, punte arrotondate,
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tacco medio, basso o flat. In stile invece, gli stivali dai colori caldi, in cuoio invecchiato, con tacco in legno e suole a carrarmato ideai per le giornate di pioggia. Per le giovanissime sono molto adatti i rainboots, stivali in gomma, a tinta unita o disegnati, coloratissimi e sgargianti. Perfette per chi ama uno stile casual e disinvolto ma vuole tenere i propri piedi al calduccio le comodissime ugg boots, da portare magari con un paio di jeans e dolcevita e uno sciarpone in lana.

Per le donne che vogliono osare con uno stivale che crea un gioco sexy, sono perfetti i cruissardes o gli overknees, gli stivali sopra il ginocchio, all della coscia, che hanno fatto il loro ritorno gi nel 2009, e sono il must have di ogni stagione, i preferiti dalle celebrit perch sensuali ma comodissimi. Le grandi griffes del panorama internazionale li propongono anche quest in tantissime varianti: con tacchi vertiginosi o flat, con o senza plateau, stretti, in pelle o tessuto. Creare un look con gli overknees infatti, facile: pantaloni skinny ma anche mini e lunghe gonne. La prerogativa per indossarli per quella di avere una gamba “all chilometrica.

D dunque, le donne sono tendenzialmente orientate sull degli stivali ma per chi ama luccichii e strass, non mancano i modelli decolt o ballerine super glitterate; ed anche per questa stagione tornano le francesine sia alte che basse.

Parola d tacco!

E il tacco il protagonista delle calzature invernali del 2012 e ogni donna pu scegliere il proprio stile, grazie all scelta di stili e modelli. Oltre ad un occhio sulle passerelle un altro va al nostro armadio e a quelle scarpe che abbiamo messo da parte nel corso degli anni, perch ogni stagione si caratterizza per un “ritorno di fiamma”. Quest infatti, si torna ai mitici anni Per un aperitivo o una serata d eleganza, le scarpe adatte sono pumps o decollet con tacchi alti o ancora le peep toes, cio quei modelli di pumps che lasciano intravedere le dita. Ma anche la zeppa (accompagnata dal plateau) tra le protagoniste della stagione fredda e a proporla sono anche Marc Jacobs, D Burberry Prorsum, Mara Hoffman, Chanel e Stella McCartney.

Toni e colori

La nota pi glamour il tono e quest la scelta ricade sull fantasie e motivi ripresi dai manti selvaggi di zebre, tigri, giraffe, serpenti, pavoni, struzzi e leopardi.

E i colori? Immancabile il nero, non solo per la sera ma perfetto anche per il giorno; e poi bianco, grigio, beige, blue elettrico, cioccolato, viola scuro, arancione e rosso. Out, quest i colori accesi e sostituiti dalle tonalit pi calde ed intense. Sulla scelta dei materiali, si va dalla classica pelle alla vernice, dalla pelle di rettile allo scamosciato,
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fino ad arrivare al raso per le occasioni in cui serve quel tocco d in pi

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Nel 2017 Melissa investe nuovamente sul mercato italiano, confermando la propria partecipazione al Fuori Salone, in occasione della Milano Design Week.

Dal 4 al 9 Aprile, il brand presenter un inedita con giovani artiste italiane, dedicata a celebrare la presenza femminile nell Quest Melissa offrir un unica ai visitatori che saranno invitati ad interagire con le opere delle artiste.

Le creative italiane impegnate nelle installazioni sono state scelte per il loro stile e il loro profilo vicino all Melissa, volta a creare una fusione tra arte, architettura, design e moda.

La scelta della location non poteva essere pi strategica: Brera Design District, area caratterizzata da un forte appeal, formato da un mix sensazionale di tradizione ed innovazione. Proprio nel cuore raffinato della Milano design, in Via Palermo 5, Melissa ha scelto una galleria in stile industrial per ospitare le installazioni. Uno spazio di 130 mq, ricco di fascino da considerarsi una tela bianca che dar risalto alle creazioni. Di grande essenza femminile, l far si che i visitatori possano immergersi completamente nel mondo di Melissa.

Fondata nel 1979, Melissa riconosciuta per il suo ruolo di curatore di moda, arte, design e per le collaborazioni con nomi importanti tra cui Vivienne Westwood, Karl Lagerfeld, Jeremy Scott, Zaha Hadid. Inoltre, Melissa diventata famosa per l’innovativit della sua materia prima: la plastica.

Melissa raggiunge la bellezza attraverso un design di prodotto unico: le scarpe sono realizzate in PVC, un materiale cruelty free senza derivati animali e che pu essere facilmente disassemblato e riciclato.

La produzione efficiente al 100%, gli sprechi sono evitati grazie all di PVC riciclato per alcune parti delle calzature. Melissa offre ai propri artigiani e dipendenti le migliori condizioni di lavoro possibile. Le calzature Melissa sono realizzate in Brasile.

Oltre a collaborare con pi di 20 talenti del fashion di fama internazionale, Melissa sensibile a mantenere sempre un alto tasso di innovazione ed per questo alla costante ricerca di nuovi trends, caratteristica che l resa conosciuta a livello mondiale quale famosa trend setter.

Chiara Dynys e sono le innovative artiste italiane che grazie alle loro installazioni immersive accompagneranno per la settimana del Fuori Salone i visitatori nell mondo di Melissa.

Chiara Dynys, famosa per analizzare la realt alla ricerca dell e della variante, e , conosciuta per trasformare materiali plastici e industriali in opere e ambienti sensoriali coinvolgenti: due talenti femminili italiani che incarnano perfettamente la fusione tra arte, architettura, design e moda che il brand ricerca.

Neon e specchi saranno invece i protagonisti del caleidoscopico pop up store ideato dagli architetti italiani Claudio Bambagioni e Valentina Aloe. Tra colori e riflessi, le calzature pi iconiche e rappresentative saranno esposte su eleganti displayers che come totem si ergeranno tra il pubblico presente.

Un altro importante nome si aggiunger ai selezionati per il party Melissa del 7 Aprile, serata dedicata agli eventi nella Brera Design District: il temporary concept Melissa accoglier la modella ed influencer Sita Abellan per un Dj Set d Sita, uno dei giovani talenti emergenti pi rinomati della sua generazione, trasformer in musica l e la creativit caratteristica di Melissa dando vita ad un mondo colorato e divertente in cui le note sono protagoniste.

Di seguito maggiori informazioni biografiche sulle artiste:

Chiara Dynys

Chiara Dynys vive e lavora a Milano. Sin dall degli anni i suoi lavori hanno seguito due correnti principali, entrambe motivate da un prospettiva di fondo nei confronti della realt identificare nel mondo e in ogni forma, la presenza dell di una variante, di una che pu permettere alla mente di viaggiare dalla realt umana ad uno scenario metafisico. Per fare questo lei utilizza materiali apparentemente eclettici, a partire dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, fusioni, ma anche tessuto, video e fotografia. un contemporanea che nel corso degli anni ha elaborato un linguaggio personale focalizzato sul ri attivare e ri pensare trasformando le forme e l di materiali comuni.

Il fascino metaforico del suo lavoro nasce da una indagine sul rapporto tra natura e artifizio selezionando elementi organici ed utilizzando materiali industriali. Laureata all di Belle Arti a Bologna nel 2006, Francesca ha fondato l nel 2016 con un team di esperti critici e curatori per archiviare scientificamente i suoi artworks, ma anche per promuovere la ricerca di progetti culturali.

Sita Abellan

Stella nascente dal sud della Spagna, Sita diventata una dei giovani talenti emergenti pi rinomati della sua generazione. Auto proclamatasi principessa techno, modella e Dj, Sita pu contare su fan come Rihanna e Jeremy Scott per nominarne alcuni. La sua mentalit aperta ed il suo atteggiamento audace la rende attraente per i social media dove ha trovato una vasta audience.

Il suo lavoro e la sua personalit hanno portato Sita in giro per il mondo negli ultimi anni. Lei adora essere circondata da persone creative come lei con le quali pu condividere idee e supporto.
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