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I Mou Boots sono la nuova tendenza in fatto di stivali invernali delle star. Che, si sa, anche nella assolata California con temperature miti tutto l’anno, sono solite farsi fotografare con modelli in camoscio e pelliccia. Guai a confonderli con gli Ugg, altra marca molto in voga tra le celebrità: i Mou Boots promettono di essere una linea di calzature lussuose e al tempo stesso casual, ispirate alla natura e dedicate all’urban living contemporaneo. Ecco perché piacciono tanto a icone di stile come Sarah Jessica Parker e Gwyneth Paltrow.

Il comfort unito all’utilizzo di materiali naturali sono alla base del successo del brand,
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nato nel 2002 a Londra dall’esigenza di Shelley Tichborne di ideare una calzatura comoda come antidoto allo stress della frenetica vita moderna. I modelli proposti per l’autunno inverno 2012 2013 includono una vasta scelta: dallo stivale al ginocchio con gamba lavorata in tricot fino allo stivaletto interamente ricoperto di pelliccia.

Ultra trendy sono i tronchetti neri con fibbie e borchie per uno stile rock e il classico “Eskimo” con doppia cucitura a vista esterna; i modelli con risvolto e pelliccia interna, quelli pitonati e con rivestimento metallizzato sono perfetti per il tempo libero. Sono tutti estremamente morbidi, caldi e resistenti. Certo, non risultano particolarmente femminili, ma durante le rigide temperature si sacrifica volentieri la sensualità in cambio della comodità. I prezzi variano dai 205 ai 479 euro e i modelli si possono acquistare online sul sito ufficiale o presso i negozi autorizzati.
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ugg firenze BUZZI BUZZI NEL NUOVO FLAGSHIP STORE ANGELO COPPOLA

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30/08/2012 Nel nuovo intervento di brand design per il Flagship Store Coppola Diffusion si rivelato fondamentale il trattamento della luce, elaborata secondo un progetto dell Marco Rosa Arketipo Design e realizzato dall Buzzi Buzzi.

Invisibile e protagonista allo stesso tempo

Il corpi illuminanti a scomparsa totale Buzzi Buzzi, capaci di installarsi nei controsoffitti senza ghiere di battuta, diventare parte integrante del soffitto e acquisirne lo stesso colore, sono perfettamente indicati in situazioni in cui il fascio di luce deve diventare protagonista, lasciando scomparire il prodotto all della parete o del soffitto. Per il Flagship Store Coppola Diffusion sono stati utilizzati gli apparecchi White Box e Black Box realizzati in Coral esclusivamente da Buzzi Buzzi, un materiale atossico, anallergico e dalle elevate caratteristiche tecniche.

Capaci di creare una luce non invasiva e completamente integrata nell non solo si inseriscono armoniosamente negli spazi, ma forniscono anche l illuminazione in base alla funzione alla quale devono rispondere. Le grandi possibilit di utilizzo offerte dal prodotto White Box e Black Box hanno permesso di replicare il progetto illuminotecnico nell di tutto lo showroom, giocando sulla versatilit dimensionale degli apparecchi di questa serie e regolando i fasci di apertura delle lampade, orientabili di +/ 40 I cestelli non presentano alcuna vite ma permettono un puntamento preciso e stabile grazie all di apposite molle, annullando il grave problema di perdita di puntamento e permettendo la manutenzione senza l di nessun utensile.

Il concept

Il concept studiato dall Marco Rosa esprime un ambiente in cui la manipolazione spaziale ha permesso di fare convivere spazio funzionale e spazio scultoreo. Il gesto scultoreo si manifesta attraverso la disposizione plastica della trama espositiva che determina funzionalmente anche la posizione del prodotto. Il disegno poligonale della trama espositiva diventa simbolo formale degli arredi della boutique che vende prodotti in pelle.

Altri simboli dominanti risultano essere il banco vendita con il suo effetto plastico tridimensionale e dinamico che si protende come un in movimento verso il potenziale cliente che si avvicina, la vela verticale in acciaio lucidato a specchio che orienta e bilancia compositivamente lo spazio irregolare del locale e la seduta con effetto sospeso per la prova delle scarpe simbolo di accoglienza e vero e proprio fulcro centrale che circonda tutta l del prodotto.

Non ultimo l espositivo per le vetrine, obl ovoidali in acciaio lucido che permettono attraverso la loro fluidita una visione dinamica dell del locale. I caratteri progettuali dominanti (la parete a scaglie, la vela verticale, la seduta, il banco) costituiscono l per la realizzazione architettonica del format che guider coerentemente la marca nel suo percorso di affermazione. Le icone del concept sono state elaborate per agire sull umano e agiscono indipendentemente dalla nostra volont perch colgono attraverso i sensi tutto ci che non ci coinvolge direttamente.

Il concept risulta essere unico e raffinato in cui lo spazio si trasforma in luogo del divenire delle idee creative del brand. I prodotti sono esposti con chimica da colpo di fulmine per entrare immediatamente in sintonia con il mondo del Brand e cercando di farli apparire come stelle del cinema sul tappeto rosso suggerendo alla clientela l che si tratti di uno spettacolo dove il consumatore stesso possa giocare il proprio ruolo.
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ugg firenze mostre Napoli 2014

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Il Pan di Napoli si prepara ad un’importante mostra su Andy Warhol, curata da Achille Bonito Oliva e organizzata da Spirale di Idee, dal titolo Andy Warhol. Vetrine. L’esposizione dal 18 Aprile al 20 Luglio 2014 sarà allestita con 180 opere dell’artista, focalizzandosi sul periodo in cui, chiamato da Lucio Amelio mecenate, collezionista e gallerista di Piazza dei Martiri 58, Andy Warhol lavorò a Napoli. Il titolo della mostra ci rimanda a due aspetti: uno biografico, di quando nel 1949 Andy Warhol trasferitosi a New York lavorò come vetrinista e grafico pubblicitario, l’altro simbolico in quanto Napoli è vetrina, micro mondo in una città che si mostra in tutta la sua carica spiazzante, underground e vivace, tradizionalista e omologata, così simile ai sobborghi e ai salotti newyorkesi.

Nel genere del ritratto, abbandonato per un breve periodo, Warhol dimostra la superficie delle cose. Tutti ne erano “vittima”, almeno nella sua arte. Così anche Lucio Amelio, quando nel 1976 chiamò Warhol a Napoli, divenne il soggetto dei suoi famosi ritratti. Il gallerista vestito di colori pastello nelle teatrali pose sembrava snaturarsi e non essere più lui. Per tre giorni soggiornò a Napoli, entrando in contatto con le neoavanguardie, teorizzate proprio da Achille Bonito Oliva e con il concettualismo europeo. Fiorirono interessanti confronti artistici destinati a lasciare il segno, come quello con il tedesco Joseph Beyus(presentatogli dallo stesso Lucio Amelio), la sua più perfetta antitesi ideologica e artistica.

In mostra al Pan, oltre alle opere precedenti il soggiorno a Napoli come la Campbell’s Soup, la storica serie Marilyn del 1967 , Camoufflage e Golden Shoes del ’55, le scarpe preziose dedicate alle star, feticcio del corpo femminile, troverete l’opera Hammer and Sickle (oggi alla Gnam di Roma), che Warhol realizzò per la Castelli Gallery sotto il titolo di Natura Morta. L’opera appartiene ad una serie che non venne mai completata per i costi troppo elevati. Lontana dal significato politico, il simbolo del comunismo ricorda quegli anni di Guerra Fredda tra America e Russia e che teneva sotto scacco l’Europa. Warhol interpreta la falce e il martello, lasciando i colori simbolici del rosso e del bianco, ma riportando il simbolo alla sua realtà. L’opera in acrilico e inchiostro su tela è stata realizzata dal vero copiando la fotografia. La presenza reale dell’oggetto, in cui la società si identifica, è rappresentata dalla pesante ombra nera.

L’uso della polaroid, entrata a tutti gli effetti tra le tecniche artistiche di Warhol, dà vita alla serie Ladies and Gentlemen del 1975 o anche detta “Drag Queen Paintings” poichè ritrae i travestiti di New York. In mostra sarà affiancata ai disegni realizzati a partire dalle fotografie del tedesco Wilhelm von Gloede, di cui Amelio acquistò l’archivio. Amelio organizzò la mostra in cui sia Warhol che Beuys avrebbero dovuto intervenire sulle foto: Andy Warhol lo fece ricalcando a matita i contorni dei famosi nudi. Sempre con la polaroid sono state fatte le 22 vedute di Napoli della serie Napoliroid.

Il 1980 la storia della Campania fu segnata da un tragico evento: il terremoto dell’Irpinia. Fu per questo che all’indomani Amelio chiese a Warhol e Beuys di fondere la loro creatività per un’opera ricordo. Il 26 Novembre, tre giorni dopo, Warhol reinterpretò la prima pagina del Mattino di Napoli con il titolo Fate Presto, per incentivare la tempestività dei soccorsi e svegliare l’opinione pubblica. L’opera, di grande formato (tre volte tanto la pagina del quotidiano) fa parte delle headlines painting, reinterpretazioni dei giornali in cui il disastro rimbomba nelle immagini reali dell’evento differenziandosi solo per le variazioni cromatiche. E’sempre in ricordo del terremoto che nel 1985 Lucio Amelio volle organizzare una mostra al Museo Capodimonte. Warhol presentò la famosa serie di 18 serigrafie dal titolo Vesuvius , partendo da un’immagine ottocentesca, in cui protagonista è l’eruzione del Vesuvio visto in diversi momenti della giornata.

Napoli come il Vesuvio, ma anche come New York: città cosmopolita proprio per la forza nascosta che conserva nelle sue viscere, che al di là di qualsiasi simbolo culturale e nonostante lo spettacolarizzazione non si allontana mai dal sentimento.

Così Warhol scrisse sul Mattino, lasciandoci una preziosa testimonianza:

Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come a New York. Quello che preferisco di più a Napoli è visitare tutte le vecchie famiglie nei loro vecchi palazzi che sembrano stare in piedi tenuti insieme da una corda, dando quasi impressione di voler cadere in mare da un momento all’altro. A Napoli c’è anche il pesce migliore, la migliore pastasciutta
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